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Ornement et crime / Adolf Loos

La vicenda editoriale di Ornamento e delitto è alquanto complessa. Come è noto, l’anno a cui normalmente si data il saggio, il 1908, è del tutto indiziario. Quel che è certo è che, tra la fine del 1909 e l’inizio del 1913, Loos tenne in varie città europee (Berlino, Vienna, Praga, Monaco, Copenhagen), una serie di conferenze pubbliche sul tema [vedi C. Long, The Origins and Context of Adolf Loos’ “Ornament and Crime”, in “Journal of the Society of Architectural Historians”, n. 68, 2009, pp. 200-223].

La prima pubblicazione a stampa avvenne nel giugno 1913 sui “Cahiers d’aujourd’hui”, rivista di arti e letteratura uscita a Parigi in due serie cronologiche: 1912-14 e 1920-23. Quel battesimo avvenne dunque in francese, col titolo Ornement et crime, e non nella lingua madre di Loos, il tedesco. La stessa traduzione uscì nuovamente nel 1920 sulla rivista “L’Esprit Nouveau”. Per la versione tedesca si dovette attendere il 1929, quando Ornament und Verbrechen venne pubblicato su due quotidiani: il “Frankfurter Zeitung” del 24 ottobre e il “Prager Tagblatt” del 10 novembre. Due anni più tardi si ebbe la prima pubblicazione in volume, nella raccolta pubblicata da Loos col titolo Trotzdem [Nonostante tutto], Innsbruck, Brenner Verlag, 1931. È su questa edizione in lingua tedesca che si basano le traduzioni attualmente circolanti di Ornamento e delitto, tra cui quella italiana reperibile nell’edizione completa degli scritti di Adolf Loos, Parole nel vuoto (traduzione di S. Gessner, prefazione di J. Rykwert), Milano, Adelphi, 1972, pp. 217-228.

La versione di Ornement et Crime pubblicata nel 1913 sui “Cahiers d’aujourd’hui” presenta varie discordanze rispetto a quella definitiva licenziato da Loos nel 1931. Il lettore può vederla riprodotta qui sotto, così come apparve nella prima serie dei “Cahiers”, alle pp. 247-257. Uno dei passaggi più celebri del testo di Loos è quello in cui l’autore si proclama uomo del proprio tempo, ostile ad ogni passatismo. Nella versione dei “Cahiers d’aujourd’hui” il concetto è espresso così: «Il se peut que je vive en l’an 1913. Mais l’un des mes voisins vit en l’an 1900, et l’autre en l’an 1880» [vedi sotto, p. 250].  Nell’edizione definitiva, invece: «Io forse vivo nel 1908, ma il mio vicino nel 1900 e quell’altro nel 1880». Evidentemente, nella fase più infuocata della polemica antiornamentale, Loos aggiornava il proprio punto di vista in base ai tempi e alle circostanze in cui si trovava. Molti anni dopo, lavorando all’edizione definitiva dei propri scritti, egli riportò le lancette dell’orologio indietro, alle origini di Ornamento e delitto, per sottolineare e storicizzare il proprio ruolo di precursore.

Vi sono altre piccole differenze fra le due versioni, soprattutto nella parte conclusiva. Nel 1913, parlando di arte che ha eliminato l’ornamento, Loos cita gli esempi di Beethoven e Rodin [vedi sotto, p. 256], mettendo su un piano di parità la musica e le arti figurative, la cultura tedesca e quella francese. Nel 1931 egli citerà nuovamente Beethoven, affiancandogli non più Rodin ma il  Tristano e Isotta di Wagner: il che suona come una rivincita della cultura tedesca e della musica in particolare, quasi un tributo al pensiero filosofico di Arthur Schopenhauer, che alla musica riconosceva il primato tra le arti. Ancora: nel 1913 Loos si identifica esplicitamente in un’aristocrazia della cultura e del pensiero: «Nous, les aristocrates…» [vedi sotto, p. 256]. Nel 1931, invece, ricorrerà ad una formulazione più sfumata: «Io predico agli aristocratici…». Un discorso a parte meriterebbero i disegni di artisti celebri che arricchiscono ogni numero dei “Cahiers d’aujourd’hui”. Anche Ornement et crime non si sottrae a questo costume, ed è accompagnato da disegni di Henri Manguin e Louis Valtat, due pittori del gruppo fauve di Henri Matisse.

Infine, un cenno su Marcel Ray (1878-1951), il diplomatico di carriera, germanista e critico d’arte che nel 1913 tradusse il testo di Loos. Amico d’infanzia di Valery Larbaud, Ray soggiornò a lungo in Germania e in Austria, studiando le vicende dell’Espressionismo e del Dadaismo. Da collaboratore dei “Cahiers d’aujourd’hui” Ray aveva già tradotto, nel dicembre 1912, un altro articolo di Loos, L’Architecture et le style moderne. Sempre nel 1913, Ray tradusse per i “Cahiers” alcune brevi prose di Peter Altemberg e Karl Kraus, due grandi amici e collaboratori di Loos a Vienna, negli anni precedenti la prima guerra mondiale. Un interlocutore fraterno, dunque, per Loos e per altri protagonisti di primo piano della cultura mitteleuropea.


In alto: Oskar Kokoschka, Ritratto di Adolf Loos (particolare), xilografia pubblicata in "Der Sturm" n. 18, 30 giugno 1910. Sopra: le pagine 247-257 del n. 5 dei "Cahiers d'aujourd'hui", giugno 1913 (www.archive.org).

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