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Libri / Cinzia Pagni, L’ornamento non è + un delitto

Questo libro fresco di stampa merita una segnalazione su FD, fosse anche solo per il titolo, che rinvia a Ornamento e delitto di Adolf Loos. Ma anche un semplice titolo è già un impegno preso coi lettori, e in questo senso crediamo che scomodare una figura di prima grandezza (coi suoi pregi e i suoi limiti) come Loos, sia stata una scelta un po’ troppo azzardata.

Fatta questa premessa, va detto che il volume firmato da Cinzia Pagni, architetto e docente milanese, ha una sua effettiva utilità pratica per chi opera in ambiti come il design, l’arredamento e la moda. Ci si può infatti rivolgere ad esso per avere un panorama abbastanza completo delle tendenze e delle parole d’ordine più in voga in questi ultimi anni, in quei comparti produttivi. Da Friendly a Nomadismo, da Country Chic a Ethnic, da Shabby Chic a Massimalismo, tutti i palati e tutte le ambizioni possono specchiarsi nelle etichette che, pagina dopo pagina, vi sono illustrate.

Ma una volta esaurito il suo compito informativo, il libro non convince del tutto. Vediamo perché. A cosa pensava Loos quando, più di cento anni fa, profetizzava la morte dell’ornamento? In primo luogo alla città, alle piazze, alle strade, insomma allo spazio pubblico, e proprio in ragione di ciò si lasciava andare ad affermazioni come questa: «Guardate, il momento si approssima, il compimento ci attende. Presto le vie delle città risplenderanno come bianche muraglie! Come Sion, la città santa, la capitale del cielo. Allora sarà il compimento».

L’ornamento non è + un delitto annuncia la rivincita della decorazione su tutti i fronti. Ma scorrendo le pagine del libro ci si accorge che, in realtà, esso parla quasi esclusivamente di arredamento, mobili, suppellettili, moda, cioè di una dimensione privata ed individualistica del vivere, poco o nulla avendo da dire su quel che avviene oltre il perimetro delle mura domestiche.

Paradossalmente, questo limite si potrebbe anche interpretare come un merito. Quasi a sottintendere che, pur non volendo o non potendo affermarlo in modo esplicito, l’autrice sa bene che architetti, designer e progettisti in genere hanno ormai perso qualunque reale capacità di intervento sulla polis, e devono accontentarsi di confezionare, come meglio possono, la domus e le sue immediate vicinanze. Ossia appartamenti, ristoranti, alberghi, negozi ed altri spazi, in cui la finzione scenica può bastare a se stessa.

Il disagio dell’autrice di fronte alla cultura della decorazione è abbastanza evidente fin da quando, nel capitolo primo del libro, tenta di chiarire le tre nozioni di decoro, decorazione ed ornamento. Decoro e decorazione vengono presentati alla stregua di sinonimi, forse pensando all’assonanza con altre parole, come il francese décor (“scenario”, “arredamento”). Ornamento, a sua volta, viene presentato come una sommatoria degli altri due termini, tradendo una sudditanza psicologica proprio nei confronti di Loos. Quel Loos che, cento anni fa, si dichiarava sì nemico dell’ornamento ma, pur non nominandoli mai, continuava a dialogare molto da vicino col decoro e la decorazione, cooperando così ad un equivoco che perdura ancor oggi. Il carattere non ben risolto del libro si evince anche dalla sua struttura interna: a Cinzia Pagni, responsabile di quattro dei sei capitoli, si alternano infatti altri due autori, responsabili di un capitolo per ciascuno, e l’esito complessivo ne risente.

In ultima analisi, il volume accredita come decorativo tutto ciò che ha le sembianze della texture, della policromia, del patchwork, e poco importa se in molti dei manufatti presi in esame non vi è traccia di organizzazione strutturale e di respiro compositivo. Più che una scelta meditata, il riferimento alla decorazione si direbbe quindi un espediente retorico, concepito per tenere insieme un po’ di tutto. Un espediente che lascia perplessi, a prescindere dalla qualità, spesso interessante, delle singole idee che il testo illustra ed analizza. Il libro: Cinzia Pagni, L’ornamento non è + un delitto. Spunti di riflessione sulla decorazione contemporanea, Milano, Franco Angeli, 2018.

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In alto: Adolf Loos, scrivania, 1910, Vienna, Galerie Hummel (foto © Gisela Erlacher, www.ondiseno.com). Sotto: la copertina del libro.

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