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In ricordo di Khaled al-Asaad / Messico

La stilizzazione ornamentale delle forme viventi è, in arte, una sfida antichissima. Il serpente si collega in tutte le culture all’idea di eternità e circolarità, e per questo viene spesso raffigurato come un continuum, in cui testa e coda si congiungono. Più rara è la versione bicefala, in cui ognuna delle due estremità è al tempo stesso inizio e fine. In questo pettorale riconducibile alla cultura dei mixtechi, popolo assoggettato all’impero azteco sul finire del secolo XV, le spire del serpente assommano a cinque. Ossia, secondo una logica propria di molti pattern decorativi, un numero dispari. Così i due estremi risultano speculari, e le curve e controcurve che li collegano, rigorosamente simmetriche. È possibile che l’oggetto facesse parte dei doni elargiti nel 1519 dall’imperatore Montezuma II ai conquistadores spagnoli guidati da Hernán Cortés.

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Sopra: Arte mixteca, Serpente a due teste, secolo XV – inizi secolo XVI, mosaico in pietra turchese e conchiglia su legno di cedro, cm. 20,5 x 43,3, Londra, British Museum (foto © Z-m-k).

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