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Agli dei piacciono i numeri dispari / George Bain

C’è un filo conduttore che lega questo numero di FD al precedente: la persistenza, nella cultura decorativa medievale e moderna, di temi decorativi già presenti nell’arte romana antica. Due mesi fa, uno sguardo all’arte celtica aveva evidenziato i suoi debiti con la decorazione architettonica romana. In questo numero, è la calçada portuguesa a proporsi come una moderna ripresa, ridotta all’osso ma indubbiamente efficace, dei mosaici pavimentali di età imperiale. È anche per questo motivo che ci rivolgiamo nuovamente all’artista scozzese George Bain (1881-1968), e in particolare alla George Bain Collection, il fondo di autografi custodito presso il Groam House Museum di Rosemarkie.
Le tre tavole di Bain qui riprodotte, sono autosufficienti l’una rispetto all’altra, ma molto godibili anche in sequenza. Esse hanno per oggetto un affascinante tour de force presente nel repertorio dei mosaicisti-decoratori romani: la progettazione di una cornice quadrangolare ad intreccio, costituita di una sola linea ininterrotta anziché di più linee distinte. Lo stratagemma consiste nell’eliminare da uno dei quattro lati della cornice, aumentando impercettibilmente le dimensioni del modulo, uno degli incroci-chiave in cui le “corde” dell’intreccio passano l’una sull’altra. Così facendo, la somma degli incroci-chiave allineati sul perimetro della cornice non dà più, come di norma, un numero pari ma, appunto, dispari.
I testi esplicativi con cui Bain affianca i disegni spiccano sia per i riferimenti letterari e filosofici, sia per le osservazioni intorno al rapporto tra la civiltà romana e le antiche popolazioni scozzesi. Sotto, in calce ad ogni tavola, la traduzione del rispettivo testo.

[A sinistra, dentro la doppia cornice]
La bordura interna si compone di 4 linee. I lati sono di 14·14·14·14
Quella esterna è di 13·14·14·14 ed è una linea ininterrotta concepita come simbolo di sicurezza
a protezione del leone che ha divorato per intero, tranne la testa e le corna, un cervo a 12 rami.

[A sinistra, sotto la doppia cornice]
Eoghan Carmichael [1] fu il primo a scoprire che gli artisti pitti si servivano di questo metodo,
basato sul numero dispari, per tracciare linee ininterrotte.
Mosaico pavimentale romano da Verulamium [2].
Il significato probabile?
La mia ipotesi è che il leone simboleggi Roma
e la testa e le corna del cervo rappresentino gli abitatori, mai sottomessi,
delle zone situate a nord delle fortificazioni difensive romane.

[In alto, fuori dalla cornice grande]
14·10·14·11 = 49. Una sola linea ininterrotta.
La regola non vale per i triangoli. Si veda il mosaico pavimentale di Chedworth [3].

[In alto, dentro la cornice grande]
9·7·9·6 = 31. Una sola linea ininterrotta.

[In basso, dentro la cornice grande]
Virgilio, Ecloghe, VIII, 75: Numero deus impare gaudet.
“Agli dei piacciono i numeri dispari”. Vedi anche Pitagora.

[a sinistra]
Frammento di mosaico. Pavimento della villa romana di Chedworth.

[Al centro, sotto il riquadro rosso]
La linea rossa esterna non esiste nella fotografia da cui è stato tratto il disegno.

[Al centro, in basso]
Se questo pannello rappresenta l’inverno,
allora la collocazione delle altre tre stagioni potrebbe essere quella mostrata qui accanto.

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[1] Amico e collaboratore di George Bain, citato nel libro Celtic Art. Vedi G. Bain, Celtic Art. The Methods of Construction, London, Constable 1951, p. 22 [n.d.r.].

[2] L’odierna St. Albans [n.d.r.].

[3] Località del Gloucestershire dove, nel 1864, si scoprì una della maggiori villae della Britannia romana, costruita ed ampliata nei secc. II – IV d.C. [n.d.r.].

Sopra: Una fotografia di George Bain intento al progetto di un tappeto (Estate of George Bain, Groam House Museum); tre disegni di George Bain: Mosaico Pavimentale da Verulamium, Due schemi di cornice ad intreccio con linea ininterrotta, Mosaico pavimentale da Chedworth, s.d., Rosemarkie, Groam House Museum.

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