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In ricordo di Khaled al-Asaad / Roma

La triscele (in greco τρισκελής, in latino trisceles) è, come la svastica, un simbolo solare antichissimo. Ma col suo schema ternario, non troppo rigido, essa ha sempre dato adito a versioni sia iconiche, sia aniconiche. Tra le prime spicca quella formata da tre gambe flesse riunite in una testa di Gorgone, che è ancor oggi emblema della Sicilia, l’antica Trinacria. La seconda tipologia comprende tutta una serie di pattern radiali o, come nei graffiti vascolari neolitici, spiraliformi. Gli usi della triscele spaziano dalla numismatica all’araldica, dalla decorazione per l’architettura a quella per gli oggetti, dalla simbologia politica a quella religiosa. Questa moneta romana ne accoglie l’iconografia più classica e riconoscibile: quella sicula appunto. I responsabili dell’emissione monetaria, i consoli Lentulo e Marcello, alleati di Pompeo nella guerra civile contro Cesare, sono ricordati nelle sigle LENT MAR COS poste accanto alla figura di Giove, sull’altro lato della moneta.

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In alto: denario d’argento con triscele, spighe di frumento (recto) e raffigurazione di Giove con folgore e aquila (verso), monetazione romana di età repubblicana, 49 a.C., ∅ mm. 18, peso gr. 3,62 (Courtesy Heritage Auctions).

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