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La grottesca come modello di scrittura / Michel de Montaigne

Pubblicati dal loro autore in tre successive edizioni (1580, 1582, 1588), i  Saggi di Michel de Montaigne (1533-1592) sono un’opera non sistematica, frammentaria, aperta alle contraddizioni. A tale proposito, sono rivelatrici alcune righe, poste all’inizio del capitolo XXVIII, libro I, che Montaigne dedica all’arte della grottesca: un genere di decorazione che, nel ‘500 manierista, fiorisce in tutta Europa. Nel passo in questione, Montaigne si riconosce appieno nei connotati, polimorfi ed ambigui, della grottesca, e non esita a paragonare i  Saggi a cui sta lavorando alla mitologica Sirena, metà donna e metà pesce. L’opera pittorica che egli dice di possedere, poteva forse essere la decorazione di uno degli ambienti della sua dimora di famiglia, il castello di Saint Michel de Montaigne, in Dordogna, dove i  Saggi vennero composti a partire dal 1571. Da notare come, a poco più di mezzo secolo dalle prime attestazioni in lingua italiana, la parola “grottesca” (da “grotte”, cioè le antiche gallerie di età imperiale che, dimenticate per secoli nelle viscere della città di Roma, erano state riscoperte e studiate dagli artisti attivi alla corte papale) sia ormai entrata in uso ovunque, per significare ciò che si riferisce al bizzarro, al caricaturale, all’abnorme. Vedi M. de Montaigne, Saggi, a cura di F. Garavini, Milano, Adelphi, 1992, vol. I, pp. 242-243.

Considerando il procedimento seguito da un pittore in un’opera che possiedo, mi è venuta la voglia di imitarlo. Egli sceglie il posto più bello e il centro di ogni parete per collocarvi un quadro fatto con tutto il suo talento; e il vuoto tutt’intorno lo riempie di grotteschi, che sono pitture fantastiche le quali non hanno altro merito che la loro varietà e stranezza. Che cosa sono anche questi, in verità, se non grotteschi e corpi mostruosi, messi insieme con membra diverse, senza una figura determinata, senz’altro ordine né legame né proporzione se non casuale?

Desinit in piscem mulier formosa superne  [1].

Riesco a seguire il mio pittore fino a questo secondo punto, ma rimango indietro nell’altra parte, che è la migliore: infatti la mia presunzione non arriva fino a osar d’intraprendere un quadro ricco, rifinito e composto a regola d’arte.

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[1] Desinit… superne: «Finisce in pesce una donna bella nella parte superiore» Orazio, Ars poetica, 4.

In alto: Dominique Fortuné Maggesi, Monumento a Michel de Montaigne (particolare), 1858, marmo, Bordeaux, Place des Quinconces (foto © Stéphane Lartigue). Sotto: residui di decorazione pittorica nel cabinet de travail, uno degli ambienti ubicati nella torre del castello di Saint Michel de Montaigne, che fu abitata da Montaigne (foto © Peter Webscott).

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