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Mostre / L’arte del gol, Reggio Emilia

Sublimazione dell’aggressività e della guerra, lo sport ha sempre offerto all’arte momenti topici e pose eloquenti. Nel secolo XX, i soggetti sportivi si sono affiancati a quelli storici, mitologici e religiosi che, fin dall’antichità, caratterizzavano il decoro architettonico e monumentale. Dopo la tragedia della seconda guerra mondiale, i principali paesi coinvolti hanno tutti dovuto imboccare la via della coesistenza pacifica, e mentre le tematiche patriottiche e belliche subivano una drastica battuta d’arresto, quello sportivo è diventato il repertorio iconografico deputato, forse più di ogni altro, a simboleggiare le virtù combattive.

In tale contesto, il calcio ha svolto e svolge un ruolo speciale, anche se cronologicamente limitato in confronto ad altre discipline (atletica, lotta, pugilato) praticate sin dall’antichità. Ruolo che questa mostra dipana efficacemente, intrecciando un’ottica locale ed una planetaria. Da un lato, la rosa delle opere esposte è circoscritta all’arte italiana; dall’altro, il taglio storico-critico dei contributi in catalogo risponde ad un panorama mondiale, come mondiale è la storia di questo sport, nato in Inghilterra ma ben presto praticato ad ogni latitudine. Questo duplice registro rende giustizia alle varie dimensioni, individuale e collettiva, reale e fantastica, identitaria ed ubiqua, che il calcio fa continuamente emergere.

Innanzitutto il calcio è uno sport di squadra, e perciò si presta ad essere rappresentato come movimento di masse dinamicamente contrapposte, allo stesso modo in cui, nella tradizione più antica, lo sono guerre e battaglie, o, in quella recente, scioperi e rivoluzioni. Un simile portato epico c’è anche in altri sport, ma rispetto a discipline come il basket o il rugby, il calcio gode di una popolarità che non conosce frontiere, e che lo ha reso accessibile agli artisti e al pubblico di ogni paese. I risvolti potentemente decorativi, adatti ad una scala ampia e sinfonica, della rappresentazione del gioco del calcio, balzano all’occhio fin dai primordi. È in questa chiave che, come si apprende dal catalogo della mostra, già nel 1895 una partita di Premier League tra Sunderland e Aston Villa viene immortalata dal pittore inglese Thomas Hemy in una grande tela. Opera ancor oggi custodita, come potrebbe esserlo un affresco o un bassorilievo in un sacrario, presso lo stadio del Sunderland AFC.

Tuttavia il calcio favorisce l’affermarsi non solo di squadre, ma anche di singole personalità, figure che si incarnano soprattutto in ben riconoscibili mansioni offensive (l’uomo-gol) e difensive (il portiere). Il calcio è uno sport collettivo ma dalle spiccate componenti individuali; è un teatro in cui il pubblico assiste alla rappresentazione ma, al tempo stesso, quasi la sovrasta e la ingloba; richiede grande organizzazione ma è anche capace di regalare slanci inventivi degni di un’improvvisazione musicale o pittorica. Più di altri sport, esso può farsi allegoria di tutto e del contrario di tutto: arte e guerra, fede e frustrazione, solidarietà e memoria storica.

Senza nulla togliere ai maestri storici in mostra (tra di essi: Angeli, Boschi, Cagli, Depero, Di Bosso, Dudreville, Guttuso, Libera, Mambor, Maselli, Munari, Radice, Thayaht), non si può non rilevare come il calcio abbia il potere di stimolare prove importanti anche da parte di artisti meno noti al grande pubblico. Tra questi ultimi, citiamo almeno il lombardo Giacomo Galli e il marchigiano Pio Pullini, le cui figurazioni lievemente caricaturali, dedicate allo scenario nazionalpopolare del calcio degli anni 1930-40, si connotano per un vivace realismo sociale.

Wainer Vaccari, La rovesciata di Parola, 1970-2019, olio su tela, cm. 100 x 150 (Courtesy Galleria Mazzoli, Modena).

Vi è poi, suggerito qua e là, il tema della dell’illustrazione e della grafica pubblicitaria, ossia di un’attività artistica posta al servizio dell’industria. La mostra ne offre alcune ottime prove, tra cui Totocalcio, un bozzetto firmato dal romano Ottorino Mancioli, e soprattutto La rovesciata di Parola, olio su tela in cui il modenese Wainer Vaccari rivisita, adattandola al suo stile pittorico odierno, l’immagine da lui elaborata nel 1970, quando era un giovane grafico impiegato presso la casa editrice Panini, per le bustine della celebre raccolta di figurine. Si tratta di un’icona dell’immaginario novecentesco, che nulla ha da invidiare a certe immagini di Andy Warhol o Roy Liechtenstein.

Curiosa la sezione dedicata agli artisti che sono stati anche calciatori (Domenico Maria Durante, Enrico Paulucci), e agli uomini di calcio che, nel loro privato, hanno coltivato una passione artistica (Luigi Meroni, Aldo Dolcetti).

Molto stimolante la sezione dedicata alla fotografia, anche perché la foto (o, in alternativa, il fermo immagine da video) è il principale medium attraverso cui il pubblico del calcio segue ogni giorno, sul teleschermo o sul cellulare, i propri beniamini in azione. È perciò una bella sorpresa vedere qui riuniti una serie di autori (Barbieri, Battaglia, Guidi, Piro, Settani, Spisani, Thorimbert) che adottano punti di vista problematici, interrogativi, molto differenti rispetto al reportage sportivo di tipo professionale.

I pittori e gli scultori attivi in questo secolo XXI appaiono più che mai a loro agio nel confrontarsi col calcio e i suoi miti. I loro approcci al tema sono molto diversificati, e svariano dalle squadre reali e di invenzione (Cattelan, Gualandri, Lodola), agli scenari distopici e interattivi (Bolla, Canevari, Costa, Levi, Viale), alle visioni fantastico-metafisiche (Chiesi, Galliano, Neri, Picco, Sgherri), alle texturizzazioni e schematizzazioni (Berruti, Favelli, Fugazzotto, Spelta, Umbaca). L’immaginario calcistico si conferma dunque, oggi, un ottimo catalizzatore di idee. La mostra: L’arte del gol. Pittura scultura fotografia e il gioco più bello del mondo, a cura di Luca Beatrice, Reggio Emilia, Chiostri di San Domenico, dal 19 giugno all’8 settembre 2019. Catalogo edito da Silvana, con testi di Luca Beatrice, Massimo Alessandrini, Luca Palumbo.

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In alto: Dino Boschi, Fondo campo (particolare), 1965, olio su tela, cm. 150 x 170, Bologna, Galleria Forni. Sotto: Bruno Munari, Il mago del calcio, 1935, olio su cartone, cm. 50 x 70, San Lazzaro di Savena, Fondazione Massimo e Sonia Cirulli.

 

 

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