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Nuovi documenti e ipotesi su Costantino Costantini a Osimo / Valentina Andreucci

Da anni è vivo l’interesse di studiosi e istituzioni per l’arte e l’architettura cimiteriali, e sin dal 2001 a Bologna è stata costituita la Association of Significant Cemeteries in Europe (ASCE). Gli studi vertono soprattutto sulle aree cimiteriali sorte a partire dal secolo XVIII, quando in tutta Europa si iniziò ad emanare leggi per la collocazione extra moenia dei cimiteri, fino all’Editto di Saint-Cloud del 1804. Fu così che tali aree videro il crescente coinvolgimento di architetti e artisti, sulla base di progetti ben definiti. Osimo, in provincia di Ancona, è città pienamente partecipe del fenomeno. Il “cimitero vecchio” di San Giovanni, funzionante dal 1818, è il più antico di tutti. Strutture minori, anch’esse attive, sono ubicate in alcune frazioni. Il Cimitero Maggiore, aperto negli anni ’70 dell’Ottocento, doveva ospitare i defunti della città e della campagna compresa nelle parrocchie di San Marco e Misericordia; esso fu costruito sul Monte Fiorentino, il colle su cui sorgeva il convento dei Frati Minori, demolito e trasferito accanto alla Chiesa della Misericordia. Il cimitero, di forma ellittica, sfrutta la morfologia collinare sviluppandosi su piani sovrapposti e concentrici, con una suddivisione razionale degli spazi.

Le tombe indagate in questo articolo si trovano nell’emiciclo di levante (sopraelevato di un livello rispetto all’ingresso principale), che, assieme a quello di ponente, racchiude le aree monumentali del cimitero. Esso venne suddiviso in lotti, prendendo come fulcro l’imponente tomba in stile neoromanico dell’insigne letterato e professore Giuseppe Ignazio Montanari, eretta a partire dal 1898 su richiesta della figlia, Barbara Montanari Acqua [1]. In una delibera del 1908, infatti, la si definiva «grandioso monumento» [2], sia per le dimensioni (34,90 mq) sia per le caratteristiche del progetto, firmato dall’architetto osimano Costantino Costantini. Proprio in relazione ad essa, sempre nella stessa delibera, veniva modificato il piano regolatore del 1889: «Dopo l’erezione del Monumento Montanari nel Cimitero Maggiore si è creduto opportuno di formare un piano regolatore prendendo per base l’area centrale N. 1 sulla quale sorge il detto monumento, e questo nuovo piano si riconosce sempre più necessario in considerazione delle domande che sono state presentate per la costruzione di altri monumenti» [3].

Il vecchio piano prevedeva infatti la concessione di lotti troppo piccoli e disposti lungo vie rettilinee, ma questa «[…] disposizione così regolare di edifizi funerari contribuirebbe poi a rendere la località più monotona, e triste, di quanto lo è già per se stessa. Sarebbe invece più conveniente tanto per l’estetica quanto per la maggiore utilizzazione dell’area imitare nella concessione delle aree ai privati ciò che si fa in molti primari cimiteri, come quelli di Roma, Milano, Genova, ecc, in quello della vicina Ancona, […] cioè lasciar liberi i privati di scegliere l’area di forma, ampiezza e ubicazione che più loro conviene, entro determinati appezzamenti piuttosto ampi. […] Come risulta dal piano allegato i due quadranti dell’emiciclo a levante del Cimitero vengono divisi in appezzamenti disposti a forma di giardino, e simmetrici rispetto all’asse dello stradone e gradinate. […] viene indicato […] come tra gli intervalli tra questi edifizi, si possono piantare alberi, cespugli e fiori come in un giardino, per rendere l’ambiente meno triste»[4].

Tra la fine del secolo XIX e l’inizio del XX, l’emiciclo vide dunque la costruzione di molti monumenti funebri. Nonostante le scrupolose ricerche d’archivio, non sempre è possibile individuare i relativi documenti: molti progetti sono irreperibili, così come i nomi dei progettisti e le date di costruzione, in quanto le procedure di acquisto ed edificazione erano assai diversificate. Nel corso di tali ricerche, l’attenzione della scrivente è caduta su una copia eliografica, priva di data e firma, conservata nel Fondo Costantini di Osimo [5]. La copia eliografica, misurante cm. 36 x 143, contiene un totale di otto prospettive di edicole funebri in stile eclettico. Difficile stabilire se questa serie rappresenti un campionario di soluzioni preparate ad hoc per un preciso committente ed eventualmente passibili di modifiche in corso d’opera, o invece una sorta di repertorio personale in cui lo stesso Costantini archiviò idee progettuali già messe a punto in precedenza.

Un attento sopralluogo nel Cimitero Maggiore ha consentito alla scrivente di riconoscere in due delle otto prospettive i progetti (o quantomeno i disegni-capostipite, stanti le vistose analogie tra immagini ed opere realizzate) per due tombe: quella di Gaetano Recanatesi e quella della famiglia Vincenzo Pierelli. Cautela vuole che si evitino conclusioni affrettate circa la precisa paternità delle due edicole, data la collaborazione che vi fu tra Costantini senior, il figlio Innocenzo Costantini e il nipote Innocenzo Sabbatini. In ogni caso, lo stile decorativo prescelto è tale da rendere plausibile l’attribuzione a Costantini senior, il quale non abbandonò mai, pur aggiornandolo, lo stile fondamentalmente eclettico che lo contraddistingueva [6].

Quanto alla possibile datazione dei disegni originali, non più reperibili, le notizie relative all’edificazione delle due edicole consentono di avanzare qualche ipotesi. Stando all’iscrizione sulla lapide, la tomba Recanatesi fu commissionata dalla moglie di Gaetano, Gisella Vicarelli, in suo ricordo, e dunque un primo riferimento è il 1934, anno della morte del Recanatesi. La Tomba Pierelli era già terminata nel 1937, come si evince da una pianta dell’emiciclo in cui essa è presente a quella data [7]. Inoltre, sempre nello stesso anno moriva Costantino Costantini. Il 1937 è quindi un sicuro termine ante quem per la progettazione di entrambe le edicole, una cui prima idea potrebbe tuttavia aver fatto la sua comparsa, nel repertorio dell’architetto, già vari anni prima. È insomma possibile che gli originali siano stati disegnati nello stesso periodo o in periodi diversi, per essere poi uniti ad altri, dando luogo così all’eliografia di cui oggi disponiamo.

 

A sinistra: Costantino Costantini, Progetto per edicola funeraria, Osimo, ASC, fondo Costantini, cartella 9, gruppo 7, (foto Valentina Andreucci, 2015).  A destra: Tomba Gaetano Recanatesi, post 1934, Osimo, Cimitero Maggiore (foto Valentina Andreucci, 2015).

La tomba Recanatesi è quasi sovrapponibile al disegno identificato dalla scrivente, con alcune differenze nella facciata. Il disegno presenta all’interno del timpano due profili di angeli posti simmetricamente a sorreggere una mandorla, mentre la tomba presenta un solo angelo, in posizione frontale, che regge un mazzo di fiori molto aggettante rispetto alla cornice. La testa dell’angelo incorniciata di fiori e il mazzo che egli regge tra le mani sembrano un delicato richiamo allo stile floreale, che Costantini sapeva sapientemente inserire anche nelle architetture in stile storico. Diverso – non dorico ma ionico – è anche l’ordine architettonico scelto per le due colonne di ordine gigante, e l’ingresso dell’edicola appare ribassato per lasciare spazio all’iscrizione in rosso del nome del dedicatario. Nella fascia superiore destinata al fregio campeggia l’iscrizione in carattere capitale epigrafico di colore rosso LUX PERPETUA LUCEAT EIS.

Mentre l’imponente tomba Recanatesi spicca lungo il viale centrale dell’emiciclo di levante, la tomba Pierelli è più nascosta alla vista, sia per la posizione che per le dimensioni. Anche in questo caso la corrispondenza tra progetto e realizzazione è evidente, nonostante alcune correzioni, quali le croci poste a circondare la cupola ribassata della copertura, e le modanature poste a ingentilire la durezza e severità del progetto, che riecheggia i volumi del mausoleo di Teodorico a Ravenna. Da notare anche l’immagine, ricorrente nei monumenti funebri, della clessidra con ali, qui più volte ripetuta.