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Attributi del Decoro. Il quadrato col segno di Mercurio

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di Cesare Ripa, Giovanni Zaratino Castellini

Dopo gioventù, bellezza e pelliccia di leone, l'emblema del dio Mercurio è il quarto attributo del Decoro in cui ci si imbatte leggendo la voce compilata da Giovanni Zaratino Castellini per l'Iconologia di Cesare Ripa. L'oggetto, avente per base un quadrato - oggi si direbbe un cubo - si trova nella mano destra della personificazione del Decoro, riprodotta nell'edizione 1613 dell'Iconologia e nelle successive. L'ideogramma di Mercurio ha una struttura tripartita, che è la somma dei tre simboli - la coppa, il cerchio e la croce - relativi alla Luna, al Sole e alla Terra. Esso è dunque la sintesi dei tre archetipi essenziali contemplati in astrologia: il femminile, il maschile e il sostrato materiale. Importante anche il ruolo attribuita al mercurio in alchimia, dove, insieme allo zolfo, esso è l'elemento primordiale presente in ogni altro metallo. Tra i vari aneddoti storici che Castellini rievoca attingendo alla sua cultura classica, ve n'è uno riguardante le arti figurative, in cui il pittore greco Zeusi (Zeuxide) apostrofa sarcasticamente Megabizo, allorché questi, inesperto di pittura, esprime qualche incauto commento. Vedi C. Ripa, Iconologia, Eredi di Matteo Florimi, Siena 1613, pp. 173-174. 

Il quadrato col segno di Mercurio significa la gravità, stabilità, & costanza del parlare conforme al decoro, & per tal conto Mercurio fu da Greci cognominato Tetragonos, cioè quadrato sodo, stabile, prudente, perché non si deve essere imprudente, vario, e mutabile, nel parlar fuor de termini del decoro, né si deve con leggierezza correre a mordere, e biasimare col parlare le persone, & disprezzare ciò che essi sentono essendo cosa da arrogante, & dissoluto ma si deve portare una certa riverenza a ciascuno, come n’ammonisce M. Tullio parlando del Decoro circa la moderatione de fatti, & detti. Adhibenda est igitur quadam reverentia adversus homines, et optimi cuiusq; reliquorum. Nam negligere, quid de se quisq; sentiat non solum arrogantis est sed etiam omnino dissoluti 〈1〉. Dimodo che devesi essere considerato nel ragionare parlando honoratamente d’altri: perché chi parla bene, & honoratamente d’altri è segno, che è persona benigna, & honorata, chi parla male è segno, che è persona cattiva, maligna, invidiosa, & poco honorata, quale è appresso Homero 〈2〉. Thersite di lingua serpentina, volubile, & pronta al chiacchiarare pessimamente, & dir mal del suo Rè; per il contrario Ulisse, è taciturno, & pensoso prima che parli, nel parlar poi è quadrato eloquente, e prudente, conoscendo egli, come saggio, & accorto, che per osservar il Decoro d’un huomo savio, la lingua non deve essere più veloce della mente, dovendosi pensare molto bene, come si habbia a ragionare. Linguam preire animo non permittendam. Disse Chilone Lacedemoniese 〈3〉, & molto ben pensare ci si deve perch’il parlare è inditio dell’animo di ciascuno, secondo, come parla con decoro, & però da Greci fù chiamato il parlare Aνδρός χαρακτήρ Hominis character 〈4〉. Merco de l’huomo, come riferisce Pierio Vittorio ne le varie lettioni lib. 9. cap. 6. perché si come le bestie si conoscono dal merco di qual razza siano, così le persone dal parlare si conoscono di qual natura, & conditione siano 〈5〉. Epitetto filosofo morale, come Greco disse nell’Enchiridio. Præfige tibi certum modum, & characterem, quem observes, tum solus tecum, tum aliis conversans, operam da ne in colloquia plebeia descendas sed, siquidem fieri potest, orationem tranfer ad aliquid decorum, sin minus, silentium age. Cioè formati un certo modo, o carattere da osservarlo teco stesso privatamente, & in palese conversando con gli altri, proccura di non incorrere, in discorsi plebei, mà per quanto si può transferisci il parlare in qualche cosa ch’abbia del decoro, altrimenti stà più tosto cheto 〈6〉. Osserverassi dunque il decoro nel parlare col ragionare discretamente d’altri, col non vituperare alcuno, mà più tosto lodare, & col non tassare l’opere altrui massimamente in cose, che non sono della sua professione. Atteso che molti sanno de gl’universali, & in ciascuna cosa vogliono interponere il giuditio loro, i quali poi nel parlare si danno a conoscere per ignoranti con poco lor decoro, come il principe Megabizo, che volle tassare alcune figure in casa di Zeuxide, & discorrere con gli scolari suoi, dell’arte del dipingere, a cui Zeuxide disse questi giovani mentre tacevi ti ammiravano come Principe ornato di porpora, hora si ridono di te, che vuoi ragionare d’una professione, che non fai 〈7〉: di più osserverassi principalmente il Decoro nel parlare se dando bando a parole brutte, & dishoneste, si ragionerà di cose honeste, & honorate, il che si conviene massimamente a’ giovani di bello aspetto, perché alla bellezza loro del corpo deve corrispondere la bellezza dell’animo, che si manifesta da un parlare di cose honeste. Vedendo Diogene Filosofo un giovane bello, che parlava senza decoro, dissegli non ti vergogni tù di cavar da una bella guaina d’avorio, un coltello di piombo? Pigliando la guaina d’avorio, per la bellezza del corpo, & il coltello di piombo, per lo parlare di cosa brutta, vile, & infima, come il piombo tra metali, veggasi Laertio nella vita di Diogene, ove dice. Videns decorum adolescentem indecore loquentem, non erubescis ait, ex eburnea vagina plumbeum educens gladium? 〈8〉.

〈1〉 «Pertanto, nei nostri rapporti con gli uomini, noi dobbiamo usare un rispettoso riguardo, non solo verso i migliori, ma anche verso gli altri. Perché il non curarsi della pubblica opinione, è indizio non solo di arroganza, ma addiritura di sfrontatezza». Marcus Tullius Cicero, De Officiis, liber I, 99 [ndr].

〈2〉 Appresso Homero: Castellini si riferisce all'Iliade [ndr].

〈3〉 Linguam preire animo non permittendam: «La lingua non deve avere la precedenza sulla mente». Chilone di Sparta (600-520 a.C. circa) è ricordato come uno dei Sette Savi dell'antica Grecia [ndr].

〈4〉 Aνδρός χαρακτήρ Hominis character: «Il carattere dell'uomo», concetto ripreso dal filosofo Teofrasto e dal commediografo Menandro, esponenti della cultura greco-ellenistica del IV-III secolo a.C. [ndr].

〈5〉 Merco: forma desueta per "marchio". Castellini fa riferimento alle Variae Lectiones (1569) del filologo e umanista fiorentino Pietro Vettori (1499-1585) [ndr].

〈6〉 Epitteto (50-130 d.C. circa), filosofo greco, autore dell'Enchiridion, da cui Castellini trae la citazione latine e la successiva traduzione italiana [ndr].

〈7〉 L'aneddoto dell'incontro tra il principe persiano Megabizo e il pittore Zeusi è riferito nella Suda (o Suida), raccolta enciclopedica bizantina del secolo X [ndr].

〈8〉 Castellini cita Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, VI, 6 [ndr].

Homepage: "Decoro", elaborazione grafica dalla tavola illustrante l'"Iconologia" di Cesare Ripa nell'edizione Pers, Amsterdam 1644.
Sotto: riproduzione delle pagine 173-174 del libro di Cesare Ripa, "Iconologia", Eredi di Matteo Florimi, Siena 1613.(www.archive.org).

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