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Libri / Rodolfo Papa, Papa Francesco e la missione dell’arte

La chiesa cattolica e il suo più importante esponente, il Sommo Pontefice, vengono continuamente citati e chiamati in causa su molteplici argomenti, dai rapporti tra scienza ed etica, al terrorismo fondamentalista, ai movimenti migratori, salvo essere poi ignorati quando si dibatte di temi apparentemente meno importanti, come quelli che riguardano l’arte, la cultura e la vita quotidiana. Un simile strabismo non può essere casuale. Il fatto è che, per interrogarsi seriamente su certi argomenti, occorre andare oltre lo sfoggio di un solidarismo e di un umanitarismo di facciata, e, di conseguenza, abbandonare rendite di posizione fin troppo remunerative. Si direbbe che evangelizzazione e teologia siano ben accette purché si esauriscano in affermazioni generiche, mentre al contrario riescono sgradite, non appena pretendono di ficcare il naso in questioni che si vorrebbero riservate ad una élite di supposti specialisti ed esperti di settore. Molto più comodo rifugiarsi, come spesso si fa anche da parte cattolica, nelle frasi fatte, invitando le autorità ecclesiastiche ad aprirsi al “nuovo” e al “contemporaneo”.

Il pittore, storico e critico d’arte Rodolfo Papa non è, per fortuna, tra coloro che compiono questa abdicazione che sa di autolesionismo. Il suo Papa Francesco e la missione dell’arte, Siena, Cantagalli, 2016, è in tal senso la continuazione del precedente Discorsi sull’arte sacra, uscito presso lo stesso editore nel 2012. Analizzando un’imponente mole di documenti che raccolgono il magistero ufficiale della chiesa e, contemporaneamente, interrogando critici ed esegeti fra i più rigorosi ed attenti sulla scena artistica recente, Papa ha steso un testo utile e coraggioso. Il libro investiga gli aspetti dottrinali e filosofici imprescindibili per chi vuole fare arte cristiana. Ma lo fa senza erigere barricate e, al tempo stesso, senza eludere le contraddizioni e i problemi che sono sotto gli occhi di tutti. Niente autoritarismo fine a se stesso dunque, ma accettazione di un principio di autorità e di responsabilità, che non riguarda i soli credenti. Un principio di autorità e di responsabilità che non può essere eluso per sempre, se non rassegnandosi a concepire l’arte come un optional banale, meramente privatistico, relitto di una civiltà ormai tramontata.

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In alto: Giotto, Innocenzo III conferma la regola di San Francesco (particolare), affresco, 1295-99 circa, Assisi, Basilica di San Francesco. Sotto: la copertina del libro.

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