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Mostre / Art Déco. Gli anni ruggenti in Italia 1919-1930, Forlì / Valentina Andreucci

Si è inaugurata a Forlì l’11 febbraio scorso, presso i Musei di San Domenico, la mostra Art Déco. Gli anni ruggenti in Italia 1919-1930, che sarà visitabile fino al 18 giugno 2017.

Difficile non cogliere la ragione per cui proprio a Forlì, e proprio nell’anno in corso, si tenga un’esposizione atta a sondare, in tutte le sue sfaccettature, questa fase della storia del gusto, non ancora adeguatamente compresa ed apprezzata in Italia. A motivare l’operazione è, innanzitutto, la volontà di assecondare una successione cronologica iniziatasi tre anni fa con la mostra Liberty. Uno stile per l’Italia moderna. All’epoca, un input aggiuntivo era da ravvisare nel successo internazionale della pluripremiata serie britannica Downton Abbey, prodotta dalla BBC, che riportò in voga, in molti paesi, tutto ciò che evocava la Belle Époque e gli anni Venti del ‘900. Ecco allora che, nell’anno in cui spot televisivi e case di moda ripropongono atmosfere ispirate a Il Grande Gatsby, sull’onda di quella temperie culturale si apre a Forlì la mostra di cui stiamo parlando.

Curata da Valerio Terraroli, l’esposizione non delude le aspettative, e si articola in un percorso che mostra al visitatore tutta la complessità dei fenomeni riconducibili al contesto Déco: dalle ispirazioni orientaliste a quelle archeologiche, dal legame col futurismo a quello col razionalismo, senza trascurare il rapporto con l’ormai esaurito stile liberty e i nuovi modelli di vita. Tanto le arti maggiori quanto quelle minori sono ben rappresentate, sia per riproporre la formula di successo della mostra del 2014, sia perché esse ricoprono un ruolo fondamentale nella nozione di Art Déco. Déco è infatti in primis arte decorativa, atta a creare atmosfere eleganti e sofisticate. E benché la mostra metta principalmente a fuoco l’Italia e i suoi artisti, non mancano gli apporti riferibili alla progettazione e alla realizzazione di manufatti per il mercato d’oltreoceano.

In questa grande concentrazione di opere, circa 370, si incontrano artisti noti al grande pubblico, come Fortunato Depero, Giacomo Balla, Felice Casorati, Gio Ponti, Tamara de Lempicka, René Lalique, Adolfo Wildt, Galileo Chini, e altri forse più noti agli addetti ai lavori, ma pur sempre significativi nel panorama del Déco italiano, come Piero Portaluppi, Alessandro Mazzucotelli, Carlo Rizzarda, Thayaht, Francesco Nonni, Anselmo Bucci, Jules Leleu, Sirio Tofanari e Alfredo Ravasco, solo per citarne alcuni e lasciare il visitatore libero di scoprire quanto l’esposizione abbia da offrire.

Il catalogo, a cura di Valerio Terraroli, è pubblicato da Silvana Editoriale.

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Sopra: Francesco Nonni e Anselmo Bucci, Corteo orientale, 1927, maiolica, cm. 31,5 x 14 x 27,5, Faenza, Museo Internazionale delle Ceramiche. Sotto: Tito Chini, Decorazione parietale per il Salone delle Feste, 1937-39, Castrocaro Terme, Complesso termale.

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