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La banca di Mesa Verde / Enrico Maria Davoli

L’assalto alla banca della città di Mesa Verde è un episodio-chiave di Giù la testa, il western politico-sociale diretto nel 1971 da Sergio Leone per l’interpretazione di Rod Steiger e James Coburn, ed ambientato nel Messico rivoluzionario del 1913. Come gli spettatori del film ricorderanno, la banca, che poi si scoprirà essere stata trasformata in prigione, continua a manifestare la sua passata ricchezza soprattutto grazie alla facciata, provvista di un imponente portale sormontato da un rosone in pietra. Gli esterni del film furono girati in Spagna, e la cura delle scene andò ad un maestro della scenografia cinematografica italiana, Andrea Crisanti [1]. Ma sbaglierebbe chi pensasse che il portale e il rosone della banca di Mesa Verde siano una sua invenzione scenografica. Essi ricalcano invece un’invenzione ornatistica dell’architetto e decoratore statunitense Louis Sullivan [2]. Si tratta del portale e del rosone della Merchant’s National Bank costruita da Sullivan a Grinnell, Iowa, nel 1913-14, proprio lo stesso periodo in cui è ambientato il film di Leone. Il confronto con l’originale mostra che il rifacimento di Crisanti è pressoché letterale, il che gli dà quasi il tono di un omaggio.

Andrea Crisanti, Scenografia per il film “Giù la testa”, 1971.

Questa piccola scoperta è interessante per vari aspetti, a cominciare da una considerazione generale sul mestiere dello scenografo. Un mestiere che, proprio per la sua natura effimera, spiccatamente inventiva, nel ‘900 ha avuto spesso, volente o nolente, il merito di tener desta l’attenzione su quei temi decorativi che, nella coeva produzione architettonica ed artistica in genere, erano invece programmaticamente trascurati. Anche per questo non scandalizza affatto vedere uno scenografo come Crisanti fare tesoro di un’invenzione altrui. E’ nel DNA degli operatori della decorazione e, per quanto loro compete, anche della scenografia, riprendere ed elaborare continuamente stilemi messi in circolo da predecessori sia vicini che lontani, spesso anonimi o semisconosciuti. Segno che, nonostante le valutazioni negative con cui il ‘900 le ha quasi sempre bollate, quelle ornamentali sono pratiche colte, raffinate e, a saperle correttamente intendere, per nulla ripetitive e meccaniche. In tali pratiche, l’indispensabile maestria tecnica è messa al servizio di un sapere vasto, enciclopedico, le cui membra continuamente si ricombinano nella mente degli artisti e degli artigiani che ne sono i depositari.

Una particolarità dell’operazione di Crisanti è da vedere nel fatto che lo scenografo italiano non è andato a cercare ispirazione, come sarebbe stato ovvio per la facciata di una banca, in un repertorio ornatistico di ascendenza classica o neoclassica. Evidentemente, stanti le ambientazioni ispaniche (quindi, in senso lato, mediterranee e latine, con molte costruzioni in muratura e pochissime in legno), che li distinguono profondamente dai western hollywoodiani, i western all’italiana di Sergio Leone richiedevano qualcosa di più e di diverso. Ecco allora che Crisanti ha attinto ad un’opera architettonica coeva all’ambientazione del film e, per di più, essa stessa un edificio bancario: la Merchant’s National Bank a Grinnell, appunto. Ed è riuscito nella sfida di adattare l’estetica ornamentale di Sullivan, nata per le grandi pianure del Midwest, agli aridi altipiani di un Messico di fantasia, completamente reinventato in Spagna.

Louis H. Sullivan, Merchant’s National Bank, facciata, 1913-14, Grinnell, Iowa.

Se nell’originale di Sullivan la facciata dell’edificio si iscrive in un quadrato, nel set di Giù la testa la facciata perde in altezza e guadagna in orizzontalità e le finestre passano da due a sei, eppure il portale e soprattutto il rosone mantengono uno spicco indiscutibile, che attrae l’attenzione già nell’inquadratura in campo lungo. Oggi possiamo tranquillamente affermare che, nel lontano 1971, la riscoperta da parte di Crisanti di un grande misconosciuto come Sullivan (misconosciuto proprio per il suo tenace attaccamento alla decorazione, attaccamento che gli guadagnò una silenziosa scomunica da parte degli architetti razionalisti che affermavano di ammirarlo ma, in fondo, non lo amavano né lo conoscevano) suonava già come un annuncio della stagione postmoderna, citazionista, che di lì a qualche anno avrebbe avuto inizio.

Le lievi differenze tra la realizzazione scenografica di Crisanti e l’originale di Sullivan chiariscono bene i meccanismi attraverso i quali quella versione necessariamente semplificata dell’architettura e dei suoi apparati decorativi, che è la scenografia, opera sui modelli di partenza: più spesso in levare che in aggiungere, eliminando tutto ciò che può risultare superfluo ai fini della ripresa cinematografica e, conseguentemente, di una visione “pilotata” quale è quella che si ha guardando un film. Tra le modifiche più rilevanti apportate da Crisanti si possono notare: a) l’eliminazione dei due leoni affiancati alle colonne, b) l’appiattimento delle colonne stesse e della trabeazione, con l’introduzione di due stilizzati capitelli corinzi, c) la riduzione ai minimi termini delle fronde vegetali e delle nervature che rendono meravigliosamente animati il portale e il rosone della Merchant’s National Bank di Sullivan.

Andrea Crisanti: allestimento scenografico della piazza di Mesa Verde per il film “Giù la testa”.

Tuttavia, la compattezza e la coerenza dell’invenzione di Sullivan non vengono sostanzialmente scalfite dalla rilettura di Crisanti. Nei grandi modelli romanici e gotici, la finestra a rosone è una struttura ornamentale che punta tutto sull’effetto di irradiazione dal centro, reso attraverso la moltiplicazione dei raggi e l’enfatizzazione della circonferenza. Nella versione di Sullivan, invece, l’effetto che viene privilegiato è piuttosto quello della rotazione intorno al centro. L’intersezione di quadrati, losanghe e circonferenze, in una sorta di complesso meccanismo ad orologeria che evoca il computo del tempo e dello spazio, è efficacissima in tal senso. E riesce anche a suggerire, in modo subliminale, la serratura a combinazione di una cassaforte, che è l’immagine che viene subito in mente quando si pensa all’istituzione bancaria e alle operazioni che vi si svolgono.

Insomma, il grande architetto e decoratore Louis Sullivan era anche uno scenografo di talento, in un’epoca in cui la cultura visiva di stampo cinematografico cominciava a sedimentarsi su quella di tradizione teatrale. E Andrea Crisanti ha avuto l’indubbio merito di rendersene conto, in anni in cui una tale capacità di analisi e di interpretazione era tutt’altro che scontata.

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[1] Pittore, scenografo e costumista, docente presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Andrea Crisanti (1936-2012) ha collaborato, fra gli altri, coi registi Francesco Rosi, Bruno Corbucci, Marco Bellocchio, Damiano Damiani, Michelangelo Antonioni, Andrej Tarkovskij, Franco Zeffirelli, Giuseppe Tornatore, Gianni Amelio, Ferzan Ozpetek, Paolo e Vittorio Taviani, Theo Anghelopulos, ottenendo importanti riconoscimenti. Vedi S. Toffetti e A.F. Familiari (a cura di), Andrea Crisanti. Viaggio nella scenografia, Roma, Centro Sperimentale di Cinematografia, 2011.

[2] Louis Henry Sullivan (1856-1924) è forse il massimo esponente dell’architettura USA a cavallo tra i secoli XIX e XX, e fu a sua volta maestro di Frank Lloyd Wright. Esponente della cosiddetta “Scuola di Chicago”, lì realizzò, insieme al socio ingegnere Dankmar Adler, i suoi edifici più noti, rivestendo le forme avveniristiche di grattacieli, edifici commerciali, istituzioni culturali pubbliche e private, con avvolgenti trame decorative in terracotta, metallo, pietra, vetro e altri materiali. Chiusa la collaborazione con Adler, agli inizi del secolo XX realizzò una serie di bellissime costruzioni isolate in piccoli centri di provincia, tra cui la Merchant’s National Bank di Grinnell, Iowa, di cui si parla in questo articolo. Fondamentale la sua produzione teorica, in un costante sforzo di riflessione sui temi, ripensati in chiave moderna, della decorazione e dell’ornatistica. Vedi M. Manieri Elia, Louis Henry Sullivan (1856-1924), Milano, Electa, 1995.

In alto: Louis Henry Sullivan, Portale e rosone della Merchant’s National Bank, 1913-14, Grinnell, Iowa. Sotto: Louis H. Sullivan, Merchant’s National Bank, portale, 1913-14, Grinnell, Iowa.


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