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Origine del capitello corinzio / Vitruvio

Marco Vitruvio Pollione (80 a.C. circa – 15 a.C. circa), architetto e scrittore romano vissuto tra la fine dell’età repubblicana e l’inizio di quella imperiale, è l’autore del solo trattato che l’età antica ci abbia fatto pervenire pressoché per intero in materia di architettura: il De Architectura appunto. Questa unicità rende ancora più prezioso il testo vitruviano. Dal Rinascimento fino al secolo XIX, esso fu il punto di riferimento obbligato per tutta la trattatistica europea in materia. Da Vignola a Palladio, da Perrault a Ledoux, da Fischer von Erlach a Schinkel – per citare solo pochi nomi essenziali – non vi è autore che non abbia fondato su Vitruvio, quale depositario della tradizione classica, la propria credibilità di artista e teorico dell’architettura e dei suoi apparati decorativi. Il passo qui riportato spiega l’origine, tra storia e leggenda, del capitello corinzio, ed è tratto dal libro IV, paragrafi 9-10, dell’opera. L’edizione in lingua italiana cui facciamo riferimento è la seguente: Vitruvio, Architettura, Milano, Rizzoli, 2002, testo critico, traduzione e commento di S. Ferri, introduzione di S. Maggi.

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La prima invenzione di quel capitello ha questa tradizione. Una fanciulla corinzia, già da marito, morì di malattia. Dopo la sepoltura, la sua nutrice raccolse e ordinò in un cestello rotondo tutti quei vasetti e coppe onde la fanciulla si era dilettata in vita, e lo collocò in cima al monumento, coprendoli con una tegola quadrata onde durassero di più così all’aperto. Sotto il cestello si trovava a caso una radice di acanto, la quale, premuta dal cestello, a primavera gittò foglie e caulicoli [1], e questi, crescendo attorno al cestello e trovandosi spinti in fuori dagli angoli della tegola, furon costretti dal peso a flettersi nelle estremità delle volute.

Allora Kallimachos, che per l’eleganza e rifinitezza delle sue statue fu chiamato dagli ateniesi κατατηξίτεχνος [2], passando a lato di quel monumento, notò il cestello e le tenere foglie che gli crescevano attorno, e colpito dall’aspetto di leggiadra novità dell’insieme, costruì a Corinto capitelli su quel tipo, e ne fissò le misure proporzionali, e quindi stabilì il complesso delle proporzioni degli edifici di ordine corinzio.

[1] Caulicoli: germogli riuniti in steli, che sbocciano dalle foglie già formate. [ndr]

[2] Traslitterato in caratteri latini: katatexíteknos, ossia “colui che liquefà l’arte nelle minuzie”. [ndr]

Sopra: Vincenzo Catenacci, Medaglia con effigie di Marco Vitruvio Pollione (particolare), prima metà sec. XIX. Sotto: Callimaco (attribuito a), Stele di Egeso, sec. V a.C., Atene, Museo Archeologico Nazionale.

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