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Imparaticci

Fra le tecniche di ricamo, il punto croce è una delle più popolari e frequentate, anche a scopo didattico. I suoi impieghi - a partire dalla necessità di siglare in modo riconoscibile i capi di biancheria - sono stati vari e diversi nel corso del tempo. Gli imparaticci (in francese marquoirs, in inglese samplers), cioè le pezze di tela utilizzate per memorizzare, sottoforma di piccoli esercizi, i rudimenti di questo e di altri procedimenti, passando per gradi dal più semplice al più complesso, offrono un campo di applicazione molto interessante e ricco di stimoli creativi. Fin dai primi passi dell'apprendistato, infatti, gli imparaticci sono anche occasioni di sfoggio virtuosistico, dove la resa forzatamente bidimensionale e stilizzata dà luogo a raffinate soluzioni decorative. In questi manufatti, cifre, lettere e immagini convivono le une accanto alle altre, componendo fregi di impalpabile leggerezza. Il brano qui riprodotto è tratto dal libro-manuale Marquoirs, uscito in Francia nel 1987 e firmato da due protagoniste della scena letteraria e culturale transalpina: le scrittrici Régine Deforges (1935-1914) e Geneviève Dormann (1933-2015). Per l'edizione italiana: R. Deforges, G. Dormann, Punto croce creativo, traduzione e cura di Mariarosa Schiaffino e Luisa Santucci, Idealibri, Milano 1989, pp. 9-12. Le immagini che corredano il testo sono il frutto di una scelta redazionale.

I primi marquoirs erano dei pezzi di stoffa sui quali si cucivano o si ricamavano degli esempi di punti per impararli a memoria e averne sottomano l’inventario.

Avevano eminentemente funzione pratica, come riferimento quando si doveva cucire o ricamare un capo di biancheria o d’abbigliamento. A quei tempi i manuali di cucito e di lavori femminili non esistevano; le donne si trasmettevano questi campionari di punti di madre in figlia e ciascuna aggiungeva dei punti nuovi, imparati qua e là o inventati da sé. Più tardi i marquoirs diventarono esercitazioni: le fanciulle si applicavano a ricamare interi alfabeti e motivi decorativi con punti, fili, colori diversi.

Nel XVII secolo questi lavori cominciarono a diventare più decorativi che pratici, esteticamente ricercati più ancora che utili.

Imparaticcio gallese con mappa e altre immagini, secolo XVIII, ricamo in seta su lana, cm. 32,5 x 45, New York, Cooper Hewitt, Smithsonian Design Museum (Wikimedia).

Il termine francese “marquoir” deriva dal punto di marca o punto croce, il più facile da usare per quel non piccolo impegno che era un tempo marcare ogni capo di biancheria. Infatti, fino all’inizio del XX secolo, il bucato di una famiglia (ed erano sempre famiglie numerose) si faceva soltanto una o due volte l’anno. Possedere molta biancheria era, oltre che una necessità, un segno di ricchezza: si stipavano nelle casse o negli armadi pile e pile di lini e cotone, biancheria da letto, da tavola, da bagno e personale che veniva esibita con orgoglio, stesa ad asciugare sui fili, nei fatidici giorni di bucato.

Era necessario poter identificare facilmente i capi una volta asciutti: da qui le cifre e gli innumerevoli alfabeti che furono creati e ricamati su camicie e corsetti, asciugatoi e lenzuola, tovaglie e tovaglioli. In Francia, in Italia e in altri paesi mediterranei  si ha una quantità relativamente scarsa di questi cifrari del XVII e XVIII secolo, che abbondano invece nei paesi nordici e nell’Est europeo, conservati nei musei oltre che nelle case private. Ciò forse perché, tenuti in scarsa considerazione come prodotto di un lavoro femminile senza particolare importanza, di un artigianato troppo minore e comune per meritare l’esposizione, sono stati dispersi o giacciono dimenticati in oscure soffitte.

Imparaticcio italiano con caratteri alfabetici, simboli della passione e altre immagini, realizzato da una giovane apprendista, iscrizione al centro:  “EUGENIA CORSANI F.L. ANNO 1827”, 1827, ricamo in seta su lino, cm. 54 x 67, New York, Cooper Hewitt, Smithsonian Design Museum (Wikimedia).

D’altro canto, si cominciano a ritrovare alcuni marquoirs francesi del secolo scorso. Fra quelli che presentiamo in questo libro, la maggior parte risale alla seconda metà dell’Ottocento. Nei loro motivi ingenui riflettono la mentalità di un paese che nel giro di cento anni ha attraversato epoche di guerra e di pace. di monarchia e di repubblica , che è passato dalle esaltazioni romantiche al rifiuto dell’oleografia del Romanticismo. Una Francia prospera, in piena espensione industriale, scientifica, economica, coloniale. Una Francia borghese, appagata dal suo comfort, che scopre l’elettricità, costruisce grandi e solidi monumenti come il Sacré-Coeur e l’Opéra, scava il suo primo tratto di metropolitana e si appresta a sbalordire il mondo con l’arditezza della Tour Eiffel. È la Francia che applaude ancora Sarah Bernhardt, si scandalizza del realismo della Carmen di Bizet, porta il vecchio poeta Victor Hugo alle stelle, è sconvolta dalle avanguardie dei giovani pittori che si chiamano Degas, Cézanne, Renoir. È la Francia di Flaubert, di Maupassant, di Zola che fischietta le arie di Verdi e le canzoni in voga. È la Francia di Casque d’or, regina della malavita 〈1〉. È la Francia delle nostre nonne, che portano ancora lo chignon e camminano inguainate di pizzi e velluti. A scuola, diventata obbligatoria, se si è nate femmine si ricama a punto croce. Alfabeti, fiori, simboli si disegnano sulla tela o sul canovaccio mentre si attende che arrivino il prezioso marito, la casa, i figli: tutto quello che insomma è il destino femminile e che condiziona tutta l’educazione di una fanciulla.

Imparaticcio francese con simboli della passione e altre immagini, realizzato da una giovane apprendista, iscrizione in alto: “Faite par Miete Cheilan / Agee de 8 Ans dans la / classe des soeurs / des Saints Noms de / Jesus et de Marie / Lancon 1847”, 1847, ricamo in seta su lino, cm. 54,6 x 48,3, Londra, Victoria & Albert Museum.

Se non si è scelto di diventare una cocotte, il programma è semplice: essere una donna per bene, cioè una sopsa sottomessa e preferibilmente fedele, un angelo chino su una culla, secondo l’oleografia tradizionale, una buona cuoca, una padrona di casa attenta, attiva e solenne, regina di tovaglie e lenzuola, centrini e cuscini ricamati, pizzi e drappi che costellano poltrone e pouf a piccolo punto, secondo i dettami della moda imperante. Si ricama tutto, si marcano e cifrano bavette e salviette, tovaglioli e fazzoletti, corpetti, sottabiti e quelle sottogonne gonfie di volant  che gli uomini amano tanto cincischiare e strapazzare.

Neppure la fede è dimenticata. Nei conventi e nelle scuole femminili tenute da religiose si ricamano tovaglie da altare e vesti ecclesiastiche. Per il comfort della devozione si ricoprono a punto tappezzeria le dure tavole di inginocchiatoi e confessionali. I ricami arrivano ovunque: sulle pantofole degli uomini amati, sui parafuoco che stanno davanti ai camini, sulla borsette da sera e sulle borse da lavoro, sulle tende e sui corrimano.

Imparaticcio francese con caratteri alfabetici e numerici e immagini varie, secolo XIX, ricamo in seta su lino, cm. 17,8 x 27, New York, Metropolitan Museum.

Dal 1830 la Germania ha inondato l’Europa di motivi a punto croce  stampati su canovacci e colorati a mano. Dall’Italia alla Danimarca, dai Paesi Bassi alla Grecia si ricamano così gli stessi cagnolini e gli stessi pappagalli. Nei paesi di religione protestante  sono frequenti scene della Bibbia, mentre in quelli di religione cattolica hanno molta fortuna cuori insanguinati di Gesù e di Maria che vengono raffigurati con ago e fili.

Dopo la prima guerra mondiale gli aghi furono progressivamente riposti. Addio pizzi, addio festoni e piccolo punto. Le donne hanno altro da fare. Lavorano per sostituire gli uomini caduti al fronte. Per guadagnare tempo, per camminare più in fretta si sono tagliate i capelli e accorciate decisamente le gonne. Le loro figlie a scuola imparano ancora a cucire e a ricamare degli alfabeti, ma i loro marquoirs sono solo pallidi ricordi di quelli delle loro nonne. Non hanno più né la raffinatezza di esecuzione né i colori armoniosamente accostati di quelli di un tempo. Che, relegati chissà dove, cominciano a sbiadire.  Si gettano via come anticaglie inutili. Più tardi, una scrittrice nostalgica, sensibile al loro fascino, Colette, ne acquisterà alcuni ai mercatini delle pulci per pochi franchi, ma per un lungo periodo a nessuno verrà in mente di incominciare uno di questi lavori d’altri tempi. Nelle scuole francesi si continueranno a insegnare i primi rudimenti del cucito e del ricamo fin dopo la seconda guerra mondiale. Poi, la moda femminista farà cadere nel dimenticatoio i lavori d’ago.

Imparaticcio italiano con caratteri alfabetici e numerici, iscrizione in basso a destra “Amalia Luccini”, fine secolo XIX, ricamo in seta su cotone, cm. 24,4 x 40,6, New York, Cooper Hewitt, Smithsonian Design Museum (Wikimedia).

Nel frattempo, dall’altra arte dell’Atlantico, le discendenti dei pionieri venuti in America dall’Europa nel XVII secolo avevano continuato e ricamare dei samplers. Più attaccate al passato e alle tradizioni, a causa di una certa nostalgia della Vecchia Europa che avevano nelle radici e nel sangue, queste donne venute dall’Inghilterra, dall’Olanda o dalla Francia, dalla Germania, dall’Italia e più tardi dalla Spagna, hanno ricamato a memoria mescolando nella loro ispirazione motivi tradizionali europei e motivi indiani, creando così uno stile interessante e originale.

È dall’America e dal Nord dell’Europa che ci è ritornato il gusto del punto croce  e il desiderio di recuperare un certo nostro ritardo di invenzione, di creatività, applicato a questa tecnica di ricamo.

〈1〉 Casque d'or: soprannome di Amélie Élie (1878-1933), prostituta divenuta celebre per essere stata al centro dei fatti di sangue che, nel 1902, opposero due bande criminali parigine. Vedi A. Élie, Mémoires de Casque d'or, Editions l'Apprentie, Bordeaux 2022 [ndr].

In homepage: imparaticcio olandese con caratteri alfabetici, motivi geometrici, iniziali e cifre relative a tre diverse persone, 1921, ricamo in cotone su cotone, Amsterdam, Rijksmuseum (Wikimedia). Sotto: schema di imparaticcio con caratteri alfabetici e numerici da ricamare a punto croce, immagine tratta dal libro di P.W. Cocheris, Pédagogie des travaux à l'aiguille, Delagrave, Paris 1882, p. 156. 

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