di Heinrich Tessenow
Gli effetti di controcanto e di rispondenza reciproca propri della simmetria, sono tra quelli più suggestivi quando ci si occupa di schemi geometrici e delle loro applicazioni decorative, anche in architettura. Talvolta questi effetti si producono quasi automaticamente, nel gioco delle trasformazioni cui vengono sottoposti gli elementi modulari di base. Nel saggio Hausbau und dergleichen (Osservazioni elementari sul costruire, 1916), di cui già abbiamo presentato il capitolo intitolato L'ornamento, Heinrich Tessenow dedica alcune pagine anche alla simmetria, intesa come forma principe della regolarità costruttiva. Architetto moderno e pragmatico, ma radicato nelle logiche compositive classiche e nel retroterra artigiano che le rende concretamente percorribili, Tessenow si concentra sulle partizioni della facciate, esemplificandone schemi ed esempi stilistici validi per ogni epoca. Conscio del potere di attrazione dell'asse di simmetria, egli ne suggerisce degli usi non letterali ma dissimulati, in cui l'unità visiva si fraziona e si ricompone armonicamente. Le sue posizioni diverranno di grande attualità negli anni '30, quando la scuola razionalista recupererà molti riferimenti alla tradizione classica e monumentale, e per certi aspetti rappresentano un'anticipazione delle poetiche postmoderniste di fine secolo XX. Vedi H. Tessenow, Osservazioni elementari sul costruire, traduzione di Sonia Gessner, Franco Angeli, Milano 1975, pp. 100-105.
Può sembrare ridicolo dilungarsi a ragionare sul fatto che alla vita quotidiana e al lavoro artigianale si convenga una certa regolarità, noi però ne riconosciamo senz’altro l’importanza. Tanto più strano appare quindi il timore che sempre ci coglie improvviso quando, a proposito del lavoro artigianale, dobbiamo affrontare questioni relative o all’ordine o alla regolarità; in tali circostanze ci diamo subito da fare per dimostrare che la regolarità non sempre è la cosa più positiva. Ma il fatto è che noi non ci adoperiamo quasi mai per ciò che è positivo in senso assoluto, ma piuttosto quasi sempre per ciò che è migliore; e in generale, nella vita di tutti i giorni e nel lavoro artigianale, il rapporto con una norma e la regolarità, sono senz’altro meglio del disordine.
(In fin dei conti tutto è più o meno ordinato o regolare, di modo che nella pratica non può trattarsi che di regolarità, magari semplice e grossolana, oppure di disordine).
Ciò che non è almeno in una certa misura, anche semplicemente o grossolanamente, regolare o quanto meno comprensibile e comunicabile può forse essere anche qualcosa di molto profondo o di molto bello; ma se portiamo questo qualcosa sulla pubblica via oppure – ciò che più o meno facciamo con ogni lavoro artigianale – se lo rimettiamo alla collettività, esso apparirà vuoto, scadrà invariabilmente a pura forma e non varrà per noi più di un qualsiasi pezzo di legno che si trovi casualmente sul nostro cammino. In ogni caso è vero che qualsiasi lavoro artigianale o architettonico che abbia un certo valore, palesa sempre apertamente il suo carattere collettivo, esso tiene quindi senza alcun dubbio in grande considerazione le forme semplici della regolarità; ciò mostra l’alto significato che ha in ogni lavoro artigianale la regolarità formale, anche la più elementare, come per esempio l’uso della linea retta, del rettangolo, del cerchio, dell’angolo di 90°, della linea orizzontale, della verticale, ecc., (e questa ha senso soprattutto in architettura; perché tra i lavori artigianali è quello più legato all’elemento collettivo).
Anche la simmetria fa parte delle forme semplici di regolarità formale e noi non potremo mai capire lo spirito più genuino e la vera essenza di ogni lavoro artigianale senza amare profondamente nello stesso tempo la simmetria.
Se cerchiamo di disegnare la pianta di una casa in ogni sua parte in base al principio puro e semplice della praticità, e sempre secondo questo principio vogliamo determinare e distribuire i singoli locali, sistemare le finestre dove queste consentono l’illuminazione migliore, ecc., la casa apparirà certamente, in tutte le sue parti, irregolare e asimmetrica; lo stesso può dirsi anche per molti altri tipi di lavoro artigianale, o meglio, per tutti. Quando capita che un impulso impietoso ci spinge a cercare dovunque la praticità e la funzionalità, finiamo invariabilmente per pensare ogni cosa in modo storto e disordinato.
Se ci occupiamo della simmetria, notiamo che la nostra attenzione viene attirata sempre e soprattutto dalla linea centrale o asse di simmetria (così come sempre avviene che il cerchio provochi in noi il desiderio di trovarne il punto centrale); quando trattiamo una superficie piana secondo un ordine simmetrico e però non facciamo sufficiente attenzione, in seguito potremo notare che non ci siamo minimamente staccati dal centro o dall’asse, ed è per questo motivo che spesso la simmetria è di una rigidità così sgradevole.
Se seguiamo meccanicamente la forza espressa dall’asse di simmetria, questa alla fine ci porterà a disegnare nella superficie simmetrica – disegno 1 – l’asse come una linea; a questo punto – disegno 2 – la simmetria risulta assolutamente rigida, inerte, spezzata, in quanto abbiamo diviso la superficie simmetrica originale in due superfici simmetriche.
Scostiamoci un poco dal dominio dell’asse di simmetria e, lontano da questo, inseriamo nuove figure, come nel disegno 3: l’interesse per l’asse rimane sempre vivo, ma il nostro interesse si divide ora tra l’asse e le nuove figure e il nostro sguardo oscilla tra l’uno e le altre, così che l’insieme si anima all’improvviso. Questo risultato si può ulteriormente perfezionare allontanando il più possibile le nuove figure dall’asse, dando loro maggiore rilievo come per esempio nel disegno 4.
La distribuzione delle singole forme raccolte intorno all’asse di simmetria, come nel disegno 5, dimostra di nuovo un cedimento di fronte all’autorità dell’asse e tende per questo a essere rigida; si nota subito qualcosa di inerte o di vuoto, nonostante la complessità delle forme che intervengono, mentre una composizione simmetrica della superficie – come nel disegno 6 – arricchita dall’inserimento di alcune figure laterali, esprime l’ordine di un gesto contenuto. In un edifico l’asse di simmetria, che corre sempre verticalmente, tende a richiamare su di sé tutta l’attenzione; questo fatto può essere efficacemente equilibrato creando delle linee orizzontali, laddove occorre concentrare un determinato numero di forme sull’asse verticale. La rigidità simmetrica che ne consegue potrà essere eliminata da linee orizzontali a cui venga dato particolare rilievo, cosa che è evidenziata nei disegni 7 e 8; a dire il vero però le linee orizzontali equivalgono in questo caso a una cura per cavalli, hanno cioè un effetto tanto violento da cancellare quasi completamente l’effetto più sottile dell’asse di simmeria, oppure da privarlo di ogni interesse come nel disegno 9, che deve essere visto contrapposto al disegno 10.
Quando, per un determinato motivo, intendiamo dare particolare rilievo all’asse di simmetria, come nei disegni 5 e 11, avviene spesso che colleghiamo la prima immagine con una seconda, rispetto ad essa simmetrica, come nel disegno 12; allora spostiamo il nostro sguardo da un asse all’altro, che ha uguale potere di attrazione del primo, tanto che ne risulta un’immagine complessiva molto ricca, che tuttavia resta saldamente tenuta insieme dall’asse principale. In fondo, dall’unione di due figure nasce una nuova immagine simmetrica – come nel disegno 6 – il cui asse rimane invisibile; ma il fatto che in un edifico doppio di questo genere sia dato tanto rilievo ai particolari, conferisce all’insieme una forza straordinaria, che rimane però molto contenuta senza per questo risultare irrilevante. Particolarmente bello e chiaro risulta questo effetto per esempio in molte chiese antiche a due torri. In particolare il senso di rigida severità che esprimono a volte le torri gotiche con il loro verticalismo così accentuato, viene equilibrato con l’aggiunta accanto alla prima di una seconda torre identica; oppure quel senso di aspra presenza che così spesso hanno le torri gotiche quando sono isolate può essere temperato da un improvviso andamento orizzontale delle linee nella parte più alta, come accade ad esempio a quelle torri che sono rimaste incompiute.
La simmetria sarà tanto migliore quanto più difficilmente si riuscirà a distinguere l’asse.
In alto: La Festspielhaus di Hellerau (Dresda), costruita nel 1911 su progetto di Heinrich Tessenow e completamente restaurata tra il 1995 e il 2006, in una foto del 2013 (Stephan Floss/Wikimedia).
Sotto: riproduzione delle pagine 32-38 del libro di Heinrich Tessenow "Hausbau und Dergleichen", Bruno Cassirer, Berlino 1916 (www.archive.org).









