Skip to content

Eugene Berman. Modern Classic

image_pdfScarica PDF - Download PDF

di Bruno Manfredini

La mostra Eugene Berman. Modern Classic, a cura di Sara De Angelis, Denis Isaia, Peter Benson Miller, Ilaria Schiaffini, da un’idea di Vittorio Sgarbi ed Elisabetta Scungio, è aperta dal 27 settembre 2025 al 1 marzo 2026 al MART di Rovereto. Il catalogo, con testi di Vittorio Sgarbi, Denis Isaia, Elisabetta Scungio, Sara De Angelis, Gloria Galante, Romina Laurito, Lorenzo Mantovani, Peter Benson Miller, Martina Rossi, Luca Scarlini, Ilaria Schiaffini, Giulia Tulino, Ester Garasto, Eros Renzetti, Gabriele Quaranta, Lindsay Harris, è edito da Silvana, Milano.

Eugene Berman (1899-1972) appartiene a quella tipologia di artisti eruditi ed eclettici, che nel XX secolo non spiccano come cultori del nuovo ma, piuttosto, del déjà vu, di un altrove ricordato o sognato. In figure come lui convivono il professionista capace di straordinari virtuosismi tecnici e il dandy perso lungo percorsi che sembrano non portare da nessuna parte. Di personalità simili, il ‘900 ne ha conosciute molte e molto importanti, a partire da Giorgio De Chirico e Alberto Savinio, fino a Corrado Cagli, Fabrizio Clerici e Leonor Fini, per fare solo qualche nome con cui – come la mostra fa emergere – Berman ebbe rapporti significativi. Ma se ne potrebbero citare molti altri, a partire da coloro che lo affiancarono nel gruppo dei Néo-Romantiques, sorto negli anni ’20 a Parigi per impulso del critico Waldemar George, per arrivare a Balthus e Domenico Gnoli, che in questa mostra non appaiono ma, in spirito, potrebbero benissimo esserci. La definizione di “classico moderno” usata qui a Rovereto, riassume bene un certo gusto per l’inattuale e per l’onirico che, negli anni tra le due guerre mondiali, prende nomi e identità multiple: Metafisica, Valori Plastici, Surrealismo, Realismo Magico, Ritorno all’Ordine, Nuova Oggettività.

Berman è un interprete esemplare di questo clima. Vi è in lui una vena surrealista svolta in chiave arcaizzante, magico-mitica, unita a un’affabilità settecentesca nel reinventare il genere della veduta, combinando rovine antiche, personaggi, cieli sconfinati. Questa modalità neobarocca è la cifra distintiva della sua lunga, prestigiosa attività di scenografo teatrale, erede di Bernini e di Tiepolo, amico di Stravinskij, collaboratore del Metropolitan di New York e del Teatro alla Scala di Milano, nonché illustratore per riviste come “Vogue” e “Harper’s Bazaar”. Si deve anche al talento di grandi scenografi come Berman se l’idea di decoro e di decorazione, messa al bando in architettura, non si è completamente eclissata dall’orizzonte artistico novecentesco. Il nomadismo culturale di Berman fa tutt’uno con la sua biografia, in un’ininterrotta sequenza di viaggi, soggiorni, incontri. Ebreo russo nato a San Pietroburgo, dopo la rivoluzione d’ottobre lo ritroviamo esule a Parigi, dove studia all’Académie Ranson, poi negli Stati Uniti, dove sposa l’attrice Ona Munson (1903-1955), interprete di Belle Watling in Via col vento, infine, dal 1958, a Roma.

Le intese stipulate in vita da Berman con l’Accademia americana di Roma e con lo Stato italiano hanno salvaguardato il patrimonio artistico e documentario di sua proprietà (inclusa una notevole collezione di reperti artistici, archeologici ed etnografici), che è oggi diviso fra la stessa Accademia e il Museo archeologico nazionale dell’Agro Falisco e Forte Sangallo a Civita Castellana (VT). Civita Castellana ha già esposto al pubblico i materiali di sua pertinenza da gennaio a giugno 2025, e questa mostra roveretana amplia ulteriormente la visuale, tirando le fila di tutta l’attività di Berman e documentando la sua fitta rete di rapporti con pittori, scultori, architetti, musicisti, registi, fotografi, critici. Un’occasione rara per conoscere un artista squisito, ricolmo di idee e di visioni, al pari di altri grandi esuli, vagabondi e curiosi che hanno vivificato la cultura del secolo scorso.

Homepage: Eugene Berman, La foce dell'Arno, 1968-69, olio su tela, Civita Castellana, Museo Archeologico dell'Agro Falisco e Forte Sangallo. 
Sotto: Eugene Berman, L'offrande aux nuages, 1940, olio su tela, Zelenina Collection.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *