a cura della redazione
Ieri, 25 febbraio 2026, a Venezia, Ca’ Giustinian, presentazione ufficiale della Biennale Arte 2026 dal titolo In Minor Keys, che aprirà al pubblico dal 9 maggio al 22 novembre prossimi. Dopo l’improvvisa scomparsa, il 10 maggio 2025, di Koyo Kouoh, la curatrice camerunense-svizzera incaricata di dirigere la manifestazione, il compito di illustrarne i contenuti è toccato ai suoi collaboratori: gli advisors Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Hélène Pereira, Rasha Salti, l’editor-in-chief Siddhartha Mitter, il research assistant Rory Tsapayi. Dopodiché la parola è passata a Matteo Morbidi, rappresentante del partner esclusivo Bulgari, e a Pietrangelo Buttafuoco, Presidente della Biennale. Le coordinate generali sono quelle già battute da curatori come Okwui Enwenzor (2015), Adriano Pedrosa (2024), Lesley Lokko (Biennale Architettura 2023): decolonizzazione, riscatto delle culture non occidentali, pari dignità tra tutti i codici e i formati espressivi, estetica diffusa da mercatino delle pulci. Antenata comune, la mostra parigina del 1989 Les magiciens de la terre. In Minor Keys presenterà 111 partecipanti tra artisti, collettivi e organizzazioni, con una predominanza di africani e centro-sudamericani (molti dei quali nati e/o residenti in Europa e negli USA), molti statunitensi, qualche medioorientale, pochissimo altro. Niente cinesi, indiani, iraniani, israeliani, nessun italiano, nessuno da Europa dell’est, Russia e Ucraina. Nessuno spazio per le domande dei giornalisti. Si ha l’impressione di uno slalom tra le mille incognite diplomatiche del mondo d’oggi.
Homepage: un'immagine della presentazione ufficiale (photo credits Andrea Avezzù/la Biennale di Venezia).


