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Serialità. Repliche e varianti dal mondo antico al contemporaneo • a cura di Nicol Maria Mocchi

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di Enrico Maria Davoli

Nicol Maria Mocchi (a cura di), Serialità. Repliche e varianti dal mondo antico al contemporaneo, Mimesis, Milano 2025, pp. 218, € 20.

Ripetizione e variazione non sono di per sé attributi sufficienti per dare a un’opera d’arte connotati decorativi, ma sono comunque un viatico importante. Dalle carte da parati alle icone pop alle affissioni pubblicitarie, è ormai normale riconoscere ai prodotti seriali che affollano l’immaginario contemporaneo una qualche valenza decorativa, a volte conscia a volte preterintenzionale. Già questo basterebbe a consigliare la lettura di una raccolta di saggi, da poco uscita a cura di Nicol Maria Mocchi, docente di Storia dell’arte contemporanea all’Università di Salerno.

Serialità. Repliche e varianti dal mondo antico al contemporaneo raccoglie i contributi di una dozzina di studiosi dalle competenze molto diverse. Il tratto unificante sta nel declinare, ciascuno nella prospettiva che gli è propria, i concetti di ripetizione e variazione nell’universo delle arti visive, mettendone in luce gli apporti creativi e l’interdipendenza reciproca. Tale approccio si rivela proficuo sia nei contesti cronologicamente più vicini, quando la serialità diventa un carattere fondante della civiltà nata dalla rivoluzione industriale, sia in quelli più remoti, quando essa sembra confinata in un ruolo servile, incatenato alla routine delle copie, delle repliche, dei rifacimenti, delle imitazioni, dei falsi. I soli vocaboli appena elencati – simili ma non sinonimi, confinanti ma non sovrapponibili – dicono quanto il territorio esplorato in queste pagine sia ricco di sorprese e di insidie.

Il volume si apre all’insegna di una serialità anonima, comunitaria, agli antipodi rispetto a una concezione autoriale: se ne occupano Mauro Menichetti in relazione al commercio di oggetti d’arte in Grecia e a Roma, e Margherita Orsero per quanto riguarda la diffusione delle immagini devozionali nel medioevo. Seguono approfondimenti sul ruolo che serialità e riproducibilità hanno giocato nell’età delle avanguardie storiche, tra sofisticatezza e sovversione: Antonella Trotta si occupa della congiuntura Vanessa Bell-Duncan Grant, Maria Passaro delle variazioni paesaggistiche di Alexej von Jawlensky, Carlotta Castellani di alcuni episodi di collaborazione tra Malevič e Lissitzky. Si attestano sul secondo ‘900, e sul confronto sempre più pressante coi media, i saggi di Caterina Caputo su Edoardo Paolozzi, di Nicol Maria Mocchi su John Coplans, di Giuseppe di Natale su Felix Gonzalez-Torres. Ci si sofferma poi su casistiche a cavallo tra artigianato e design: Vito Pinto propone un affondo sulla tradizione ceramica di Vietri sul Mare; Enrico Maria Davoli segue alcuni pattern decorativi nel loro migrare e ricostituirsi. Infine, Pietro Conte si occupa di serialità contemporanee in un mondo di visioni che sono ipso facto anche narrazioni, mentre Gianluca Poldi analizza alcune zone grigie del restauro e della conoisseurship, in bilico tra vero e falso, autenticità e autenticabilità.

Due parole, prima di concludere, sul personaggio cui è dedicato il saggio di Mocchi: il fotografo e critico d’arte John Coplans. Curatore della pionieristica mostra Serial Imagery, tenutasi a Pasadena, Seattle e Santa Barbara nel 1968-69, Coplans si conferma essere il punto d’attacco ottimale per ragionare, senza preclusioni di sorta, su un argomento intorno al quale, prima che movimenti come la Pop Art, l’Astrazione post-pittorica e il Minimalismo ne facessero una bandiera, regnava il silenzio o addirittura un certo imbarazzo. È, quello di Coplans e di Serial Imagery, il tipico caso in cui l’arte contemporanea e, in particolare, quella del secondo ‘900 (complici gli studiosi che, oggi, ne riportano pazientemente alla luce protagonisti ed eventi), ha un benefico effetto retroattivo anche sulla comprensione delle età precedenti, aprendo la strada a riletture che le vivificano e le attualizzano.

Homepage: collage fotografico di alcune delle Cattedrali di Rouen dipinte da Claude Monet tra il 1892 e il 1894.
Sotto: la copertina del libro.

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