{"id":6087,"date":"2016-03-06T21:07:30","date_gmt":"2016-03-06T21:07:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.faredecorazione.it\/?p=6087"},"modified":"2023-05-08T14:07:19","modified_gmt":"2023-05-08T14:07:19","slug":"varo-navigazione-e-ammutinamento-della-corazzata-kotiomkin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/?p=6087","title":{"rendered":"Varo, navigazione e ammutinamento della corazzata Kotiomkin"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=wpv2posts6087&print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.faredecorazione.it\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><span class=\"pdfprnt-button-title pdfprnt-button-pdf-title\">Scarica PDF - Download PDF<\/span><\/a><\/div><p style=\"text-align: left;\">Come osserva lo storico tedesco Thomas Nipperdey in un volumetto uscito in Italia oltre vent&#8217;anni fa, le arti sono diventate, nella concezione borghese affermatasi durante i secoli XIX e XX, \u00abun elemento della domenica, del giorno festivo della vita\u00bb <strong><span style=\"color: #993366;\">\u23291\u232a<\/span><\/strong>. Esse hanno cio\u00e8 preso congedo dalla dimensione pratica, \u201cferiale\u201d, che le accomunava alle altre attivit\u00e0 lavorative, per assurgere ad attivit\u00e0 ludico-ricreative, il cui senso residuale consiste nell&#8217;intrattenere ed elevare il pubblico nei modi, tempi e contesti deputati. Occupando questa posizione a prima vista privilegiata (in realt\u00e0 assai scomoda) di religione laica, chiamata a ricreare spiritualmente le persone nei momenti in cui queste non sono impegnate nelle attivit\u00e0 produttive, le arti non potevano che accentuare ad oltranza gli aspetti rituali, di messa in scena, di autocelebrazione elitaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">L&#8217;enfasi posta su questi aspetti ha avuto due effetti opposti. Da un lato, ha reso le opere d&#8217;arte sempre pi\u00f9 aperte quanto alle rete di stimolazioni sensoriali e tecnologiche di cui si avvalgono (ed ecco i linguaggi figurativi, letterari, musicali, performativi, fotografici, elettronici, fondersi e interagire in un multiforme, debordante metalinguaggio); dall&#8217;altro, le ha rese sempre pi\u00f9 chiuse, ermetiche, sfuggenti, quanto alla loro concreta decifrazione. I pretesti legati alla non-convenzionalit\u00e0, alla non-comunicabilit\u00e0, sono andati aumentando a dismisura, in un quadro in cui, per restare sulla cresta dell&#8217;onda, all&#8217;artista \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 necessario sorprendere, spiazzare, non dare punti di riferimento certi.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Poste tali premesse, si spiegano anche i molteplici modi di interrogarsi sulle arti &#8211; dai pi\u00f9 seriosi e filosofici ai pi\u00f9 satirici e caustici &#8211; che l&#8217;immaginario del secolo XX ha via via escogitato. Su questi modi di interrogarsi, un&#8217;importante funzione di apripista l&#8217;ha certamente esercitata, nell&#8217;accezione scherzosa e irriverente che qui ci interessa, il cinema. E soprattutto quella commedia all&#8217;italiana in cui, quaranta-cinquant&#8217;anni fa, si celebravano i consumi di massa, la mobilit\u00e0 sociale, le alienazioni e gli snobismi sospinti da un&#8217;impetuosa, oggi irripetibile crescita economica. Dunque non solo cinema d&#8217;autore, o comunque non solo di quei pochi autori che avevano le carte in regola per potersi considerare artisti di rango assoluto.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Come in molti altri campi, pi\u00f9 o meno minati, della sensibilit\u00e0 novecentesca, il \u201crompete le righe\u201d, l&#8217;annuncio che il re era nudo e non aveva senso prostrarsi di fronte alle autorappresentazioni di una <em>\u00e9lite<\/em>&nbsp; culturale libertaria a parole, in realt\u00e0 pesantemente conformista, non venne infatti dalle figure-chiave del panorama cinematografico dell&#8217;epoca, come i Visconti, i Fellini e gli Antonioni. Piuttosto, esso venne da figure che alla strada dell&#8217;autorialit\u00e0 rigorosa, esente da compromessi, preferirono sempre quella del professionismo, dei generi: commedia <em>in primis<\/em>, e poi <em>western<\/em>, giallo, storico-mitologico e cos\u00ec via. Del resto non era forse la teoria dei generi (pittura di storia, ritratto, paesaggio, natura morta e via dicendo), il filo rosso che attraversava anche le arti figurative prima che nascessero fotografia, cinema e televisione? Insomma, la storia si ripete. Forse non identica, ma certo abbastanza somigliante a se stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Precisiamo subito che il gioco delle sottovalutazioni e delle rivalutazioni non ci interessa e non ci compete: ci sono i maggiori e i minori, ci sono scale di valori che non possono essere sovvertite con un colpo di spugna. Tuttavia bisogna riconoscere che il fatto stesso di non aver nulla da perdere (o di avere meno da perdere) rispetto a colleghi pi\u00f9 importanti, prediletti dalla critica, ha probabilmente agevolato alcuni uomini di cinema nel prendere a bersaglio, con lo scopo di far ridere, l&#8217;arte e la cultura del proprio tempo, nello stesso modo in cui gi\u00e0 prendevano a bersaglio un&#8217;ampia gamma di usi, costumi, comportamenti e convenzioni. Inizi\u00f2 cos\u00ec a venire alla luce, anche per merito loro, quella che era la faccia nascosta dei neo e dei postavanguardismi nelle arti: l&#8217;essere espressione di una cultura ammantata di ragioni buone e giuste (progressismo, antifascismo, modernit\u00e0 industriale contro tradizione contadina, sguardo puntato verso le grandi capitali europee e mondiali) ma, sotto sotto, accademizzata e pedante come quella a cui reagiva.<\/p>\n<figure style=\"width: 1392px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/www.faredecorazione.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/vlcsnap-2012-08-30-05h32m12s217.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" title=\"vlcsnap-2012-08-30-05h32m12s217\" src=\"http:\/\/www.faredecorazione.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/vlcsnap-2012-08-30-05h32m12s217.jpg\" alt=\"\" width=\"1392\" height=\"750\"><\/a><figcaption class=\"wp-caption-text\"><em>Alberto Sordi e Anna Longhi in visita alla Biennale di Venezia in &#8220;Dove vai in vacanza?&#8221; (1978).<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: left;\">La palma della satira pi\u00f9 celebre va probabilmente ad Alberto Sordi, attore, regista ed anche sceneggiatore (con Rodolfo Sonego) di <em>Le vacanze intelligenti<\/em>, uno dei tre episodi del film <em>Dove vai in vacanza?<\/em>&nbsp; (1978). Famosissima, nel corso della visita che Sordi e la partner Anna Longhi compiono alla Biennale di Venezia impersonando una coppia di fruttivendoli romani, la scena in cui lei occupa per errore una sedia, venendo scambiata da critici e visitatori in arrivo per una \u201cscultura vivente\u201d. Qui viene subito in mente il ragazzo <em>down<\/em>&nbsp; esposto da Gino De Dominicis alla Biennale del 1972. Tuttavia la visione completa del cortometraggio di Sordi, girato in varie <em>locations<\/em>&nbsp; tra cui la vera Biennale del 1978 e dunque prezioso anche sul piano documentario, lascia capire, a chi non c&#8217;era o non ricorda, che la \u201cscultura vivente\u201d era un vero e proprio tormentone (le analoghe esperienze di Yves Klein e Piero Manzoni datavano a circa vent&#8217;anni prima) in quella temperie ormai esausta. Cos\u00ec esausta da sembrare davvero, riassaporata in chiave di <em>fiction&nbsp;<\/em> cinematografica, una messinscena concepita appositamente per ottenere effetti esilaranti.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Una pietra miliare nella satira non solo e non tanto dell&#8217;arte, quanto di un certo modo fumoso ed \u201cimpegnato\u201d di discettare sull&#8217;arte, era stata posta nel 1976 da <em>Il secondo tragico Fantozzi<\/em>&nbsp; diretto da Luciano Salce. Qui, all&#8217;ennesimo cineforum cui deve partecipare, pena l&#8217;ostracismo sociale e lavorativo, il personaggio interpretato da Paolo Villaggio interviene nel dibattito che segue la proiezione de <em>La corazzata Pot<\/em><em>\u00eb<\/em><em>mkin<\/em>, sbottando nella celebre frase: \u00abPer me <em>La corazzata Kotiomkin&nbsp;<\/em> \u00e8 una cagata pazzesca!\u00bb. Da notare la storpiatura del titolo e del nome del regista (Einstein anzich\u00e9 Eisenstein), congiunti al fatto che le sequenze del film sovietico non sono originali, ma girate da Salce <em>ex-novo<\/em>. Con un effetto caricaturale che si raddoppia subito dopo, quando lo stesso Fantozzi, nei panni del neonato in carrozzina, viene obbligato per punizione a reinterpretare la famosa scena della scalinata di Odessa. Al di l\u00e0 dell&#8217;efficacia comica, questa trovata fa anche riflettere su come lo zelo degli epigoni, tanto pi\u00f9 quando essi vogliono scomodare i testi sacri, abbia esiti invariabilmente rovinosi e parodici (Villaggio direbbe \u201ctragici\u201d). Il libro originale di Villaggio narra l&#8217;episodio Pot\u00ebmkin-Kotiomkin in modo pi\u00f9 scarno, ma aggiungendovi un antefatto interessante: \u00abUna volta per errore (davano Ciapaiev), proiettarono prima la seconda bobina poi la prima. Nel dibattito il santone [<em>cio\u00e8 il critico cinematografico, n.d.r.<\/em>] cominci\u00f2 con \u201cil grande maestro&#8230; Ha qui l&#8217;intuizione sublime di far morire Ciapaiev all&#8217;inizio e di farlo poi rivivere&#8230;\u201d. Non fin\u00ec la frase perch\u00e9 lo avvisarono dell&#8217;errore e la serata fin\u00ec in maniera umiliante per tutti\u00bb <strong><span style=\"color: #993366;\">\u23292\u232a<\/span><\/strong>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_6170\" aria-describedby=\"caption-attachment-6170\" style=\"width: 1498px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/www.faredecorazione.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/6a00d8341c684553ef01539080458c970b-pi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-6170\" src=\"http:\/\/www.faredecorazione.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/6a00d8341c684553ef01539080458c970b-pi.jpg\" alt=\"\" width=\"1498\" height=\"725\" srcset=\"https:\/\/www.faredecorazione.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/6a00d8341c684553ef01539080458c970b-pi.jpg 638w, https:\/\/www.faredecorazione.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/6a00d8341c684553ef01539080458c970b-pi-300x145.jpg 300w, https:\/\/www.faredecorazione.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/6a00d8341c684553ef01539080458c970b-pi-305x147.jpg 305w\" sizes=\"(max-width: 1498px) 100vw, 1498px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-6170\" class=\"wp-caption-text\"><em>Paolo Villaggio e Mauro Vestri ne &#8220;Il secondo tragico Fantozzi&#8221; (1976).<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: left;\">Nel registro comico-farsesco, la capacit\u00e0 di far ridere si paga spesso con l&#8217;impossibilit\u00e0 di esser presi davvero sul serio. Ma vi sono occasioni in cui la comicit\u00e0 \u00e8 talmente efficace da diventare essa stessa, per cos\u00ec dire, fonte di verit\u00e0: in quelle occasioni si capisce che \u00e8 non solo lecito, ma addirittura giusto e liberatorio ridere di quei personaggi, di quelle parole, di quegli atti; anche se, suprema comicit\u00e0, nella vita di tutti i giorni si continua, di fronte alle stesse cose, a restare impassibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Tuttavia, qualche azzeccata riflessione sugli statuti del contemporaneo si pu\u00f2 cogliere, sempre nella cinematografia degli anni &#8217;70, anche in contesti dichiaratamente non comici. Un esempio molto interessante \u00e8 la figura di Buono Legnani, pittore d&#8217;invenzione sulla cui vita ed opera si impernia la trama del giallo-<em>horror<\/em>&nbsp; di Pupi Avati <em>La casa dalle finestre che ridono<\/em>, anch&#8217;esso del 1976. Nella vicenda sceneggiata da Pupi e Antonio Avati insieme a Gianni Cavina e Maurizio Costanzo, Legnani \u00e8 una sorta di Antonio Ligabue della bassa ferrarese: un artista semisconosciuto, non solo psichicamente instabile per\u00f2, ma, diversamente dal celebre pittore <em>na\u00eff<\/em>, tutt&#8217;altro che innocente, anzi profondamente degenere e corrotto, incapace di qualunque sana comunicazione col mondo. A coadiuvarlo nel seviziare i malcapitati che egli ritrae nelle proprie opere, facendolo precipitare definitivamente nel delirio, sono le due sorelle, le quali vogliono preservarne la memoria e rinnovarne il talento anche dopo la sua morte. In che modo esse realizzano tale proposito? Non certo conservando e valorizzando le opere del fratello, che, per le scene stesse che riproducono, sono diventate altamente compromettenti. Semplicemente, conservando il cadavere del fratello in una soluzione chimica, per ripetere davanti a lui le macabre cerimonie che gi\u00e0 gli venivano dedicate in vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Vi \u00e8 tutta una strategia dell&#8217;arte contemporanea &#8211; sembra sottintendere il film di Avati &#8211; in cui l&#8217;identificazione tra arte e vita \u00e8 cos\u00ec stretta, che tanto varrebbe conservare non l&#8217;opera ma, direttamente, l&#8217;artista. Vent&#8217;anni prima degli animali di Damien Hirst, a finire in formalina \u00e8 quindi l&#8217;uomo, l&#8217;artista, l&#8217;autore stesso. Sarebbe decisamente troppo pensare che <em>La casa dalle finestre che ridono<\/em>&nbsp; abbia profetizzato il <em>post-human<\/em>&nbsp; degli anni &#8217;90. Ma che, sotto sotto, il film volesse ironizzare sul culto a dir poco generoso ed eccessivo che l&#8217;et\u00e0 contemporanea tributa al mito dell&#8217;artista, \u00e8, a rivederlo oggi, molto pi\u00f9 che un sospetto.<\/p>\n<pre style=\"text-align: left;\"><strong><span style=\"color: #993366;\">\u23291\u232a<\/span><\/strong> T. Nipperdey, <em>Come la borghesia ha inventato il moderno<\/em>, Roma, Donzelli, 1994, nota in quarta di copertina.\n\n<strong><span style=\"color: #993366;\">\u23292\u232a<\/span><\/strong> P. Villaggio, <em>Il secondo tragico libro di Fantozzi<\/em>, Milano, Rizzoli, 1974, p. 117.\n\n<em>In alto: Anna Longhi divenuta opera d'arte alla Biennale di Venezia in \"Dove vai in vacanza?\" (1978); Sotto: Lino Capolicchio e Gianni Cavina ne \"La casa dalle finestre che ridono\" (1976).\n<\/em><\/pre>\n<p style=\"text-align: left;\"><em><em><a href=\"http:\/\/www.faredecorazione.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Casa_dalle_finestre_che_ridono.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" title=\"Casa_dalle_finestre_che_ridono\" src=\"http:\/\/www.faredecorazione.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Casa_dalle_finestre_che_ridono.png\" alt=\"\" width=\"1646\" height=\"902\"><\/a><\/em><\/em><\/p>\n<p><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arte, commedia dell&#8217;arte, commedia all&#8217;italiana e un pizzico di orrore \u2022 di Enrico Maria Davoli<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.faredecorazione.it\/?p=6087\">Continua a leggere<span class=\"screen-reader-text\">Varo, navigazione e ammutinamento della corazzata Kotiomkin<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":8425,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_s2mail":"yes","footnotes":"","iawp_total_views":53},"categories":[554,409],"tags":[393,394,403,400,388,390,396,82,389,401,399,395,404,392,402,391,398,397,405],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6087"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6087"}],"version-history":[{"count":48,"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6087\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19073,"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6087\/revisions\/19073"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/8425"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6087"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6087"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6087"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}