{"id":464,"date":"2012-05-17T21:19:12","date_gmt":"2012-05-17T21:19:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.faredecorazione.it\/?p=464"},"modified":"2023-05-06T12:46:08","modified_gmt":"2023-05-06T12:46:08","slug":"clair-per-un-museo-di-pittura-arte-a-credito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/?p=464","title":{"rendered":"Per un museo di pittura, Arte a credito"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=wpv2posts464&print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.faredecorazione.it\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><span class=\"pdfprnt-button-title pdfprnt-button-pdf-title\">Scarica PDF - Download PDF<\/span><\/a><\/div><pre><em>I due brani che seguono sono tratti dal saggio di Jean Clair <\/em>Critica della modernit\u00e0<em>, Allemandi, Torino 1984, nella traduzione di Francesca Isidori (edizione originale francese: Paris, Gallimard, 1983). Nell'edizione Allemandi i due passi si trovano alle pagg. 21 e 107-109. I titoli con cui li presentiamo sono invece il frutto di una scelta redazionale.&nbsp;<\/em><em>Lo slogan pubblicitario che campeggia sulla fascetta e sulla quarta di copertina di <\/em>Critica della modernit\u00e0 <em>recita cos\u00ec: \u201cLa ristampa del famoso pamphlet di Jean Clair contro l'arte contemporanea\u201d. Ben venga, questo slogan, se serve a far vendere qualche copia in pi\u00f9 di un libro importante. Ma \u00e8 proprio vero che <\/em>Critica della modernit\u00e0 <em>\u00e8<\/em> <em>un pamphlet contro l'arte contemporanea? A quasi trent'anni dalla sua prima uscita, si direbbe proprio di no. <\/em><em>Del pamphlet il testo di Clair non ha n\u00e9 l'occasionalit\u00e0, n\u00e9 il breve respiro, n\u00e9 la faziosit\u00e0. Tutti limiti che, a distanza di qualche anno, sarebbero venuti alla luce e lo avrebbero fatto ben presto dimenticare. Al contrario, il coraggio e il rigore con cui \u00e8 stato scritto colpiscono oggi pi\u00f9 di ieri, anche se \u00e8 ovvio che su questo o quel tema specifico, su questo o quel giudizio, si pu\u00f2 dissentire. <\/em>Critica della modernit\u00e0 <em>non \u00e8 un libro <\/em>contro<em> l'arte contemporanea ma, piuttosto, <\/em>sull'<em>arte contemporanea. Non nasce <\/em>al di fuori<em> ma <\/em>dentro <em>di essa, dalla sua stessa decadenza e impotenza.&nbsp;<\/em><em>Il Museo di pittura immaginato da Clair \u00e8 un appello, composto ed ironico, a favore del bello in arte. Dove si scopre che il bello in arte \u00e8 una cosa semplice e decorosa, dunque anche un po' decorata. Appena un po': \u201cqualche colonna forse\u201d, scrive Clair. Quel tanto che basta perch\u00e9 si capisca che un museo \u00e8 un museo, ad esempio. Perch\u00e9 forma e funzione non possono mai veramente <\/em>coincidere<em> (come una certa mitologia del Design vorrebbe lasciar credere) ma, invece, possono benissimo <\/em>convivere<em>.&nbsp;<\/em><em>L'impulso spontaneista, espressionista, individualista al quale tanta creativit\u00e0 continua a soggiacere \u00e8, secondo Clair, una forza ormai puramente inerziale, il residuo di un'esplosione avvenuta in un tempo lontano, concluso. L'energia generata da quell'esplosione si \u00e8 ormai esaurita. Il patrimonio della tradizione e del mestiere - quel patrimonio cui anche i detrattori pi\u00f9 accaniti hanno attinto legittimit\u00e0 - si \u00e8 quanto mai assottigliato. In arte non vi sono pi\u00f9 crediti da esigere ma, semmai, debiti da onorare.<\/em><\/pre>\n<p>Ecco quale potrebbe essere, alle soglie del terzo millennio, un progetto rivoluzionario.<\/p>\n<p>Si potrebbe costruire un edificio, di aspetto semplice e un po&#8217; solenne. Una costruzione in pietra, con muri porte e finestre, e qualche colonna forse, per sottolineare discretamente la dignit\u00e0 della sua funzione. Le sale sarebbero armoniose, n\u00e9 troppo grandi, n\u00e9 troppo piccole. La luce verrebbe dal nord, uniforme e fredda. Sui muri, ad un&#8217;altezza conveniente, verrebbero appesi dei quadri, escludendo qualsiasi altro oggetto che si pretenda artistico. In compenso non si applicherebbe alcun criterio basato sulla novit\u00e0: ritratti del Fayyum accanto ai quadri di Giacometti, i pastelli di Szafran e Liotard, alcune vedute del Canaletto e i paesaggi di Lopez-Garcia, un nudo di Lucian Freud accanto a un G\u00e9ricault, un Arikha vicino a un Menzel, e uno gnomo di Raymond Mason vicino a un Gaudenzio Ferrari.<\/p>\n<p>Si parler\u00e0 a voce bassa. Non sar\u00e0 permesso toccare le opere, n\u00e9 fumare e mangiare davanti ad esse, ma in compenso si potranno guardare a saziet\u00e0 e nelle migliori condizioni possibili. Per finire si potrebbe mettere un cartello all&#8217;ingresso di questo edificio di tipo nuovo: \u00abMuseo di pittura\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">\u25ca<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esaminiamo la situazione particolare in cui si trova oggi l&#8217;artista che intende praticare la propria arte.<\/p>\n<p>Certamente, all&#8217;inizio del secolo, un pittore moderno poteva prefiggersi come scopo di distruggere il saper-fare che gli era stato inculcato ed esaltare la sua sola intenzione creatrice. Ma il fatto \u00e8 che il saper-fare esisteva, c&#8217;era cio\u00e8 qualcosa da distruggere. Verso la fine della sua vita, Matisse sembra scoprire fino a che punto lo strumento che era stato suo per pi\u00f9 di mezzo secolo fosse portatore di \u201cnovit\u00e0\u201d, ma non bisogna dimenticare che cinquant&#8217;anni prima, accanto a lui, c&#8217;era ancora qualcuno per facilitargli l&#8217;accesso alle ricchezze del mestiere, che in seguito avrebbe potuto rinnegare a suo piacimento. L&#8217;insegnamento di Gustave Moreau gli aveva trasmesso, per quanto gi\u00e0 diminuita, l&#8217;eredit\u00e0 della grande pittura. Pi\u00f9 tardi, il copiare i grandi maestri del passato l&#8217;aveva confortato nella validit\u00e0 di quel sapere. Date queste premesse era abbastanza facile, come un figlio che dilapida i beni di famiglia, intraprendere quella semplificazione estrema dello stile che, ahim\u00e8, sarebbe stata accompagnata da un impoverimento di mezzi senza precedenti.<\/p>\n<p>Cosicch\u00e9 la celebre apostrofe del maestro al suo allievo, contrariamente a quanto si continua a scrivere e a credere, non doveva essere un incoraggiamento, ma una messa in guardia. Non gi\u00e0 \u201cVoi semplificherete la pittura\u201d, ma \u201cNon semplificherete mica la pittura fino a questo punto, fino a ridurla cos\u00ec. La pittura non esisterebbe pi\u00f9\u201d, che segna la rottura tra maestro e allievo. Ma ancora una volta, nella misura in cui aveva un&#8217;eredit\u00e0 da liquidare, Matisse pot\u00e9 in effetti vivere per tutta la vita sulla \u201crendita\u201d di un mestiere che peraltro praticava in modo ammirevole. Ma una volta esaurita la provvista di fiducia che l&#8217;artista aveva messo nella propria arte, quanti altri, da vent&#8217;anni a questa parte, hanno praticato la pittura come si vive a credito?<\/p>\n<p>Si pensi a quest&#8217;esempio, uno fra i tanti: Quando Vermeer o Bellotto si servivano di una camera oscura per situare il loro soggetto, non c&#8217;era rottura fra la novit\u00e0 tecnica da essi introdotta e i metodi tradizionali che da sempre erano stati i loro. Una continuit\u00e0 naturale si stabiliva dall&#8217;una agli altri, in cui la mano, il mestiere, le vernici riprendevano con abilit\u00e0 i dati della lente. Ma se oggi un pittore foto-realista si serve di una diapositiva, di un proiettore a pi\u00f9 focali, di una pistola a spruzzo e di colori acrilici, <em>spray<\/em> e <em>liquitex<\/em>, interviene una rottura assoluta fra l&#8217;estrema sofisticazione dell&#8217;insieme degli strumenti che usa e la stupefacente povert\u00e0 di un mestiere, ridotto, da vent&#8217;anni di \u00absemplificazioni\u00bb, a non essere pi\u00f9 nulla. [\u2026]<\/p>\n<p>Isolato, smarrito, primo testimone e prima vittima della rottura di una tradizione, autodidatta costretto a riapprendere un mestiere in assenza di qualsiasi insegnamento e di qualsiasi maestro, l&#8217;artista, alla fine del nostro secolo, \u00e8 riuscito, malgrado se stesso, a realizzare il sogno che i suoi predecessori avevano soltanto accarezzato: essere il primitivo che viene esibito nei salotti e la cui ingenuit\u00e0 diverte, inquieta o distrae. Aristocratico ormai diventato illegittimo, egli vive oggi alle spalle del suo titolo, senza dargli pi\u00f9 nessun lustro.<\/p>\n<pre><em>In alto: Jean Clair (www.youtube.com); Sotto: l'edizione originale di \"Critica della modernit\u00e0\", Gallimard, Paris 1983.<\/em><\/pre>\n<p><a href=\"http:\/\/www.faredecorazione.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/s-l1000.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-9145\" src=\"http:\/\/www.faredecorazione.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/s-l1000.jpg\" alt=\"\" width=\"1479\" height=\"1109\" srcset=\"https:\/\/www.faredecorazione.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/s-l1000.jpg 800w, https:\/\/www.faredecorazione.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/s-l1000-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.faredecorazione.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/s-l1000-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1479px) 100vw, 1479px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da &#8220;Critica della modernit\u00e0&#8221;, che fare del museo e dell&#8217;artista \u2022 di Jean Clair<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.faredecorazione.it\/?p=464\">Continua a leggere<span class=\"screen-reader-text\">Per un museo di pittura, Arte a credito<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":9144,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_s2mail":"yes","footnotes":"","iawp_total_views":10},"categories":[595,5],"tags":[485],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/464"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=464"}],"version-history":[{"count":99,"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/464\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18978,"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/464\/revisions\/18978"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/9144"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=464"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=464"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=464"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}