{"id":10050,"date":"2018-09-09T09:26:48","date_gmt":"2018-09-09T09:26:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.faredecorazione.it\/?p=10050"},"modified":"2021-10-08T15:14:57","modified_gmt":"2021-10-08T15:14:57","slug":"sulle-macerie-del-ponte-morandi-un-elogio-della-prudenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/?p=10050","title":{"rendered":"Sulle macerie del ponte Morandi"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=wpv2posts10050&print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.faredecorazione.it\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><span class=\"pdfprnt-button-title pdfprnt-button-pdf-title\">Scarica PDF - Download PDF<\/span><\/a><\/div><p>Crediamo che il crollo del ponte Morandi, avvenuto a Genova il 14 agosto scorso, travalichi l&#8217;ambito strettamente processuale su cui le autorit\u00e0 stanno indagando. Fino a pochissimo tempo fa, infatti, si parlava di quel viadotto come di un vero e proprio capolavoro artistico, frutto di una fase storica in cui anche gli ingegneri poterono recitare, principalmente grazie al cemento armato, un ruolo di primo piano nel campo dell\u2019architettura. In altre parole, il disastro di Genova chiama in causa (come altri che lo hanno preceduto nel tempo) responsabilit\u00e0 non solo di ordine amministrativo, tecnico e giuridico, ma anche di ordine culturale. Ed \u00e8 su queste ultime che vogliamo qui soffermarci, prendendo spunto da due evidenze apparentemente inconciliabili l&#8217;una con l&#8217;altra.<\/p>\n<p>Prima evidenza: come \u00e8 emerso all&#8217;indomani del disastro, tutta la vita del viadotto, inaugurato nel 1967, \u00e8 stata costellata da seri problemi di manutenzione. Per una infrastruttura strategica della rete viaria italiana, la cui aspettativa di vita doveva misurarsi sul secolo, si pu\u00f2 ben dire che, progettualmente parlando, l&#8217;azzardo sia stato eccessivo. Seconda evidenza, altrettanto solare: l&#8217;intera produzione dell&#8217;ingegner Riccardo Morandi tendeva (per certi versi riuscendovi) ad emanciparsi dalla mera funzionalit\u00e0, rivendicando una precisa dignit\u00e0 artistico-estetica, ed \u00e8 proprio in questa chiave che, fino a ieri, critici e addetti ai lavori l&#8217;hanno recepita, commentata e celebrata. A questo punto viene da chiedersi: non sar\u00e0 che, nelle sue legittime ambizioni artistiche, anche Morandi avesse contratto le due malattie croniche del modernismo in architettura? Quelle due malattie che, con un pizzico di umorismo, si potrebbero rispettivamente definire <em>narcosi da nuovi materiali<\/em> e <em>sindrome avanguardista<\/em>.<\/p>\n<p>Ogni epoca fa di necessit\u00e0 virt\u00f9, ed affina le proprie abilit\u00e0 costruttive impiegando i materiali di cui dispone. Quando dominavano legno, pietra e cotto, i tempi e i modi del degrado erano ben noti, sicch\u00e9 i progettisti prima, i proprietari e i gestori poi, erano in grado di prendere, in base all&#8217;importanza dell&#8217;opera, le opportune contromisure. L&#8217;avvento della modernit\u00e0 scompigli\u00f2 le carte, introducendo materiali di nuova generazione che, con le loro caratteristiche di economicit\u00e0 e duttilit\u00e0, sedussero i protagonisti di questa fase storica. Dall&#8217;innamoramento alla dipendenza patologica il passo fu molto breve, in quanto i nuovi materiali calamitavano ogni sforzo progettuale: la trave in pietra o in legno, insomma, non poteva che soccombere alla putrella in ghisa. Ma a differenza di quelli tradizionali, il degrado dei materiali prodotti industrialmente risulta molto difficile da prevedere e da affrontare. In tal senso, la modernit\u00e0 abbonda di tragiche sorprese. Dai primi ponti ferroviari in ferro crollati per effetto dell&#8217;ossidazione gi\u00e0 sul finire del secolo XVIII, fino alla vicenda nostrana legata alla produzione dell&#8217;Eternit, prodotto edile poi rivelatosi cancerogeno, l&#8217;elenco dei bruschi risvegli dal sogno del materiale nuovo, risolutivo e indistruttibile, \u00e8 molto lungo.<\/p>\n<p>Il cemento armato appartiene a pieno titolo a questo elenco. Si tratta di un composto economico, duttile, affascinante per l&#8217;ingegneria impegnata nella ricostruzione degli anni postbellici, ma con un ciclo di vita che non si spinge oltre qualche decennio. Il che, per le opere ingegneristiche, \u00e8 poco pi\u00f9 di un battito di ciglia. Nell&#8217;euforia del <em>boom<\/em> economico, cinquant&#8217;anni potevano forse sembrare un&#8217;eternit\u00e0, ma oggi, in tutto il mondo, il cemento armato sta presentando il conto del suo fisiologico degrado. Tuttavia, manutenzioni e rifacimenti di manufatti stradali potrebbero rientrare pur sempre nell&#8217;ordine delle cose, se non fosse che, nel caso di Genova, alla<em> narcosi da nuovi materiali<\/em> si \u00e8 sommata anche la seconda patologia, cio\u00e8 la<em> sindrome avanguardista<\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 nella natura umana cercare di superare i limiti, e non vi \u00e8 nulla di sbagliato nell\u2019ambizione di un ingegnere di puntare a forme ardite e innovative, potendo disporre dei pi\u00f9 aggiornati materiali e tecnologie, e facendo assegnamento su una forte componente creativa (<em>poiesis<\/em>). La patologia subentra quando sull\u2019altare della creazione individuale viene immolato il senso della pi\u00f9 elementare prudenza, in contesti civili e in nodi strategici in cui le conseguenze di ogni eventuale errore ricadono sulla collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Non \u00e8 dunque all\u2019operato dell\u2019ingegnere Rodolfo Morandi che la nostra critica si rivolge (n\u00e9 ne avremmo le competenze), ma alle dinamiche patogene della cultura in cui esso si radica. Quella cultura moderna che, ossessionata dai propri mitologemi &#8211; progresso, avanguardia, &#8220;nuovo&#8221; fine a se stesso &#8211; ha ignorato il buon senso, facendo della principale virt\u00f9 della cultura tradizionale, la prudenza, un vizio da cui fuggire. Pi\u00f9 di un commentatore ha scorto un&#8217;analogia tra la tragedia genovese e quella del Vajont (1963) e, pur con tutte le cautele del caso, riteniamo che proprio qui stia il filo rosso che lega le due maggiori catastrofi ingegneristiche italiane.<\/p>\n<p>Fondamento etico del decoro \u00e8, in tutta la tradizione classica, la virt\u00f9 della prudenza. Dalla prudenza discende infatti la capacit\u00e0 di valutare ci\u00f2 che \u00e8 opportuno o inopportuno, l\u2019adeguatezza delle azioni e delle opere alle circostanze date, la misura dei costi e dei benefici economici, sociali ed estetici da mettere in conto. Il Moderno, inteso come clima culturale improntato a specifici assiomi filosofici, \u00e8 una fase storica ormai chiusa da tempo, ma evidentemente le sue malattie gli sono sopravvissute e continuano ad aggredire il nostro presente. Il disastroso incendio (14 giugno 2017) della Torre Grenfell di Londra, i cui materiali di rivestimento si presumevano non infiammabili, o l&#8217;incidente mortale occorso il 10 agosto scorso ad un quattordicenne di Castel d&#8217;Ario (MN), per il crollo di una panchina-installazione girevole, in cui la sicurezza ingegneristica \u00e8 stata pesantemente sacrificata ad una confusa creativit\u00e0, dimostrano come il culto di s\u00e9 e\/o dei materiali di cui ci si serve, siano patologie sempre in agguato.<\/p>\n<p>Se una morale va tratta dalla tragica vicenda genovese, crediamo sia proprio questa: l&#8217;elogio (sconsiderato) della follia ha fatto il suo tempo; l&#8217;elogio della prudenza deve tornare ad essere il motivo ispiratore di qualunque opera pubblica, sia sul piano funzionale che su quello estetico.<\/p>\n<pre><em>In alto: un'immagine satellitare del crollo del ponte Morandi a Genova (www.quotidiano.net).<\/em><\/pre>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un elogio della prudenza<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.faredecorazione.it\/?p=10050\">Continua a leggere<span class=\"screen-reader-text\">Sulle macerie del ponte Morandi<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":10054,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_s2mail":"yes","footnotes":"","iawp_total_views":14},"categories":[4],"tags":[342,647,649,648],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10050"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=10050"}],"version-history":[{"count":20,"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10050\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14879,"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10050\/revisions\/14879"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/10054"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=10050"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=10050"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.faredecorazione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=10050"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}