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I tre generi di ornamento, parte 1.3 / Gottfried Semper

Architetto, storico dell’arte, studioso di estetica, il tedesco Gottfried Semper (Amburgo 1803-Roma 1879) è una figura di primo piano nella cultura positivista ottocentesca. Nell’età degli imperi coloniali, l’indagine storica ed archeologica si specchia negli usi e costumi, arcaici o addirittura primitivi, dei popoli assoggettati alle grandi potenze europee. Si assiste al fiorire dell’etnologia e dell’antropologia. È in tale contesto che si colloca la riflessione teorica di Semper sull’architettura e i relativi materiali e rivestimenti. Egli attribuisce un ruolo fondamentale alla decorazione, partendo dalle operazioni cosmetiche che interessano il corpo umano, per arrivare via via alla forma degli utensili, delle suppellettili, degli edifici stessi. Il libro in cui Semper espone più compiutamente il proprio pensiero è Der Stil (1860-63, ed. it. Lo stile, a cura di A.R. Burelli e A. Cresti, traduzione di M.P. Arena e G. Hach, Roma-Bari, Laterza, 1992). Tra gli scritti che lo preparano, spicca Über die formelle Gesetzmässigkeit des Schmuckes und dessen Bedeutung als Kunstsymbol (1856, ed. it. I principi formali dell’ornamento e il suo significato come simbolo artistico, in N. Squicciarino, Arte e ornamento in Gottfried Semper, Venezia, Il Cardo, 1994, pp. 133-166). Di questo saggio, che consigliamo di leggere per intero nell’edizione appena citata, pubblichiamo un estratto suddiviso in tre parti. La titolazione è nostra. Tre sono le grandi famiglie tipologiche a cui Semper riconduce le forme di ornamento riscontrabili nella storia della civiltà: a pendente, ad anello, direzionale. In questa prima parte, le considerazioni di Semper sull’ornamento a pendente.

Il pendente

Il pendente è connesso principalmente a quella caratteristica formale della figura che chiamiamo simmetria, ed è esso stesso anche simmetrico. Adorna il corpo rimandando al suo rapporto con il generale a cui il particolare è collegato, e per tale rimando suscita l’impressione del portamento imperturbabile, del giusto contegno dell’aspetto. A motivo di questa proprietà di richiamare l’attenzione sulla relazione del particolare con il generale, tale tipo di abbellimento può essere appropriatamente denominato anche ornamento macrocosmico.

Sophia Schliemann fotografata nel 1873, indossando parte del cosiddetto tesoro di Priamo, scoperto dal marito Heinrich Schliemann ad Hissarlik.

Dell’ornamento simmetrico fanno parte ad esempio i pendenti dal naso e dall’orecchio di cui si è parlato prima. Questi, come corpi pesanti, pendono liberamente ad ogni movimento ed attraverso una serie di oscillazioni si predispongono nuovamente al momento della quiete e dell’equilibrio che segue il moto.  Nell’attimo della quiete tale ornamento agisce poi attraverso il contrasto delle linee verticali da esso formate con le linee ondulate delle forme organiche che in tal modo risultano più efficacemente nella loro grazia e vitalità. Così il pendente dall’orecchio, materializzando una linea verticale che segue la forza di gravità, accentua la delicata curva della nuca arcuata in avanti, indipendentemente dalla forza di gravità. La sensibilità per il bello del Beduino tende al medesimo effetto quando questi adorna con la mezza luna pendente il maestoso collo della sua giumenta preferita, ed affibbia alla bardatura finimenti pendenti liberamente, appesantiti da nappe variopinte e da guarnizioni metalliche.

Il valore estetico dell’ornamento simmetrico viene significativamente accresciuto dal condizionamento che, a livello comportamentale, esercita sull’individuo con esso decorato, costringendolo innanzitutto ad adeguare il suo portamento allo stato di quiete, in secondo luogo a mantenere nel movimento quel controllo e dignità indispensabili perché l’ornamento non assuma oscillazioni ad esempio troppo veloci o troppo irregolari, goffamente interrotte, che feriscono una più fine sensibilità.

Questo ornamento produce tale effetto anche sul nobile cavallo che fiero alza il suo poderoso collo quando è rivestito dalla decorata bardatura.

Eugène Delacroix, La morte di Sardanapalo (particolare con cavallo bardato), 1827, olio su tela, cm. 392 x 496, Parigi, Louvre.

Dalle modalità e peculiarità dei movimenti che solitamente assume l’ornamento degli orecchi di una donna, è possibile desumere con una certa sicurezza la sua natura e il suo carattere.

Forse la decorazione del naso di tal genere è sotto questo aspetto ancora più precisa e più vincolante in quanto ogni movenza non elegante, ogni movimento del capo troppo rapido, incauto, provoca inevitabilmente i più ridicoli movimenti oscillatori e, a seguito di tale effetto nel mezzo del viso, offende nel modo più grave il senso estetico. Per questa ragione tale ornamento è impiegato solamente presso popoli che mantengono le loro donne in uno stato di grande dipendenza e di soggezione morale.

Giovanni Fattori, Acquaiole livornesi, 1865, olio su tela, cm. 38 x 110, Livorno, Collezione privata.

Un convincente esempio dell’efficacia sul piano artistico del principio di cui si sta parlando è il piacere estetico che suscita il bell’aspetto delle portatrici d’acqua. Esse costituirono il modello delle architettonicamente importanti Canefore e Cariatidi. L’accenno a tali simmetriche statue vestite ci porta al drappeggio delle vesti come ornamento macrocosmico, il cui valore estetico fu chiaramente compreso dagli antichi ed ancora oggi è molto apprezzato nei paesi orientali. L’aspetto esteriore, perfino la condotta di molti popoli orientali, viene visibilmente influenzata dalla costruzione macrocosmica dei lunghi e riccamente drappeggiati vestiti da loro in uso.

Noi Europei non avemmo mai una sensibilità molto sviluppata per tale tipo di ornamento; basta pensare soltanto alle gonfie crinoline ed ai vestiti guarniti di balza, che chiaramente non fanno parte dell’ornamento macrocosmico ma di quello ad anello. E come classificare i nostri frac? Sono ornamento direzionale o pendente dislocato, o un misto dei due?

Athena Varvakeion, copia di età romana della perduta Athena Parthenos di Fidia (sec. V a.C)., marmo con tracce di colore, h. cm. 105, Atene, Museo Archeologico Nazionale.

Presso gli Elleni ed i Romani le vesti intese tanto come decorazione macrocosmica quanto in altro modo, in tutte le diversificazioni e sfumature furono ideate nella forma artisticamente più elegante e più fine, dal chitone drappeggiato della maestosa Era e dal peplo a pieghe rigide di Pallade Atena fino alla veste succinta di Artemide Agrotera,

nuda genu nodoque sinus collecta fluentis. [1]

In stretto rapporto con il drappeggio e con il resto dell’ornamentazione appartenente a questa classe stanno l’acconciatura e la disposizione della barba. I capelli e la barba sono una decorazione naturale ed in virtù della loro arrendevolezza si prestano ad adattarsi ad ogni intento cosmetico.

Appaiono come ornamento macrocosmico o simmetrico fintantoché la caratteristica del loro aspetto resta la quiete.

Così la capigliatura e la barba assira che pende giù in riccioli simmetrici verticali segnalano la gravità del sovrano orientale.

Eugène Delacroix, La morte di Sardanapalo (particolare con il re Sardanapalo), 1827, olio su tela, cm. 392 x 496, Parigi, Louvre.

In conformità alla severità del loro principio statuale, gli Egizi consideravano i capelli e la barba simboli di disordine e di confusione; ambedue venivano del tutto rasate e sostituite da un sovricapo simmetrico o, nel ceto civile, da una parrucca estremamente convenzionale con riccioli verticali.

Gli Elleni mitigarono il principio assiro e da questo crearono la testa ambrosica dello Zeus olimpico. Rea, la madre di Zeus e di Era, su un rilievo arcaico appare tuttavia ancora con trecce di capelli che pendono diritte, ed una legge ieratica consentiva l’accesso all’Heraion presso Argo esclusivamente con un’acconciatura ad intreccio.  Le pendenti trecce di capelli ed il drappeggio simmetrico delle vesti, particolarmente nello stile artistico più antico, caratterizzano anche Demetra ed Atena.

Al contrario Apollo ed Artemide appaiono con capelli fluenti, fermati sul capo in crocchia, del tutto in armonia con l’attitudine di tali divinità.

Ares, pronto a combattere, ha capelli dai riccioli corti ed arruffati. In modo simile li porta il vigoroso Ermes. I Greci avevano una siffatta dimestichezza con la molteplicità di significati dell’ornamento naturale del capo.

Ares Ludovisi (particolare della testa), copia romana del perduto originale greco in bronzo del sec. IV a.C., attribuito a Skopas o Lisippo, marmo, h. cm. 156, Roma, Museo Nazionale delle Terme.

Il tipo di ornamento di cui si parla è stato poc’anzi da me definito come essenzialmente simmetrico, lo è pure nella realtà quantunque nel drappeggio, con il progredire dell’arte, tale simmetria viene intesa nel senso più ampio come equilibrio della massa, e ciò anche perché il drappeggio fa contemporaneamente parte di un’altra categoria dell’ornamento di cui in seguito si parlerà, congiunge dunque in sé due caratteristiche.

Quanto al resto, gli ornamenti appartenenti a tale classe sono da considerarsi come rigorosamente simmetrici. Un singolo orecchino o orecchini di lunghezza e di peso differenti non sarebbero ammissibili, al contrario un singolo bracciale o un gran numero di braccialetti ad una parte lasciando l’altro braccio disadorno, o una decorazione del capo fermata obliquamente, una cintura portata di traverso non necessariamente feriscono il senso estetico, in alcuni casi risultano certamente anche gradevoli.

Ha ancora meno simmetria ciò che, in mancanza di una migliore espressione, chiamo ornamento direzionale.

(fine della prima parte)

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[1] Virgilio, Eneide, libro I, 320.

In alto: Gottfried Semper in una fotografia del 1865. Sotto: Scriba seduto (particolare), 2620-2350 a.C. circa, calcare dipinto e cristallo di rocca, h. cm. 54, Parigi, Louvre.

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