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Il miracolo di Santa Bibiana

Fino a poco tempo fa, la bacchetta magica per risollevare le sorti del patrimonio storico-artistico italiano si chiamava valorizzazione. Mentre la tutela, prerogativa primaria delle soprintendenze, passava sempre più in secondo piano, la valorizzazione diventava sinonimo di restauri spettacolari, eventi mondani, partnership pubblico-privato. Eppure, in questi ultimi tempi il tormentone-valorizzazione sembra segnare il passo. Tra gli episodi che potrebbero spiegare questa battuta d’arresto, ce n’è uno che, a rievocarlo, sembra una favoletta morale, uno di quegli apologhi che si raccontavano un tempo alle folle.

Ci riferiamo a un fatto di cronaca dello scorso aprile: la rottura del dito anulare destro della Santa Bibiana di Gian Lorenzo Bernini. L’incidente è avvenuto mentre la statua, finito il prestito per una mostra alla Galleria Borghese, veniva restituita alla chiesa omonima, un piccolo edificio anch’esso di impronta berniniana. Pare incredibile che delle persone competenti abbiano tolto un capolavoro tanto delicato dalla sua sede originaria, nel rione Esquilino, solo per esporlo nel quartiere Pinciano, a brevissima distanza. Meglio sarebbe stato invitare i visitatori della mostra a compiere loro stessi, se interessati, l’itinerario. Come recita il proverbio: se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna. Evidentemente, qui si è preferito far camminare la montagna.

Come molti ricorderanno, è poi emerso un antefatto risalente a due mesi prima, quando la mostra di Villa Borghese era ancora in corso. In quell’occasione la direttrice della Galleria e curatrice della mostra, Anna Coliva, aveva dichiarato in un’intervista: «Peccato che alla fine della mostra la Santa Bibiana debba tornare in una posizione per lei così punitiva: sarebbe fantastico poter trovare il modo di valorizzarla». Dunque, l’ambizione non era solo quella di far camminare la montagna, ma anche di recintarla e piantarci sopra una bandiera.

Scoperto il fattaccio, l’anulare spezzato è stato restaurato in gran fretta. Niente copertura mediatica dell’evento, niente calchi del dito rotto da vendere ai turisti, niente interviste con personaggi autorevoli, niente di niente. Morale della favola: staccatosi per un urto fortuito, il dito della Santa Bibiana è piombato giù come un castigo divino. E, proprio come un castigo, si è abbattuto sulla dirigente che si vantava di saper valorizzare Bernini, meglio di quanto avesse mai fatto Bernini stesso.

Chi è di passaggio a Roma e ha due ore di tempo da concedersi, percorra via Giolitti, scendendo lungo un fianco della Stazione Termini, rasente ai binari. Dopo un chilometro troverà la chiesa di Santa Bibiana. Il parroco celebra regolarmente messa e, dunque, occorre tenere un comportamento appropriato: non siamo in un contenitore culturale, la messa non è un evento. Sopra l’altare, sublime nella sua nicchia, c’è la Santa Bibiana con tutte le dita al loro posto. Con tutte le valorizzazioni che ha dovuto subire nei mesi scorsi, non è un miracolo?

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In alto: Gian Lorenzo Bernini, Santa Bibiana, 1624-26, marmo, cm. 191, Roma, chiesa di Santa Bibiana, particolare con la mano destra danneggiata nell’aprile 2018 (www.ilfoglio.it).

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