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Legno Curvato, una riflessione su decoro e design della poltrona moderna / Enrico Maria Davoli

Tra le iniziative previste ogni anno a Milano, in occasione della Milano Design Week di aprile, il Salone del Mobile resta l’appuntamento fondamentale per gli operatori del settore. Ma è anche il volano attorno a cui ruotano molti altri eventi, raggruppati sotto l’egida del Fuorisalone: esposizioni, dibattiti, presentazioni, anteprime, spettacoli, ospitati in spazi sia pubblici sia privati. L’edizione 2018 ne ha offerto ben 1372. Fortunatamente, la durata di alcune di queste manifestazioni va ben oltre i ristretti limiti temporali della Design Week. Esse possono così emergere come iniziative culturali di respiro più ampio, capaci di esercitare un’attrattiva autonoma.

È il caso della mostra La poltrona moderna. Otto Wagner e gli architetti della Secessione Viennese per J. & J. Kohn e Thonet, aperta dal 12 aprile al 9 giugno 2018 presso la Galleria Gruppo Credito Valtellinese. Essa è curata da Giovanni Renzi e Manuela Lombardi Borgia, che, insieme ad Alessandro Scordo, compongono l‘équipe di Legno Curvato (www.legnocurvatodesign.it). Si tratta di un gruppo di esperti che, in tutte le sfaccettature professionali (dall’autenticazione al restauro alla valorizzazione all’analisi storico-critica all’organizzazione di eventi), si occupano  di quello che, in tutto il mondo, è conosciuto come stile Thonet. Thonet e non solo, naturalmente. Infatti, l’impresa austriaca fondata nel lontano 1819 da Michael Thonet è la capostipite di una tendenza molto più ampia e condivisa. Una tendenza che, col perfezionarsi e il diffondersi delle macchine per la lavorazione a vapore del legno, prende piede, a cavallo tra i secoli XIX e XX, in tutta Europa, coinvolgendo industriali ed artigiani di diverse nazionalità.

Otto Wagner, Poltrona Kohn n. 718, particolare, 1902 (www.legnocurvatodesign.it).

È a questo stile filante e curvilineo, giunto alla sua prima definizione già nel 1859 con la famosa sedia Thonet n. 14, che il disegno industriale deve alcune delle esperienze fondamentali, che lo fanno poi entrare nell’età adulta. La mostra milanese illustra molto bene questo processo di maturazione, allineando e confrontando tra loro una ricca serie di pezzi prodotti negli anni della Belle Époque da Thonet e dalla concorrente, anch’essa austriaca, Kohn.

Nell’età della Secessione viennese, Thonet e Kohn si disputano, insieme ad altre case produttrici, la supremazia sul mercato, puntando molto sugli arredi da ufficio, nella convinzione che il mondo del lavoro e delle professioni borghesi stia iniziando a dettare le regole del decoro moderno. Un decoro improntato ad un mix di comodità ed efficienza, alla rinuncia all’ostentazione, ad un uso parco e sorvegliato degli elementi ornamentali. A fare la parte del leone sono le sedie e le poltroncine, ma vi sono anche scrivanie, scrittoi, divani, scaffali ed accessori vari, come si può vedere consultando le riproduzioni dei cataloghi aziendali. A loro volta, questi ultimi sono dei piccoli capolavori tipografici, rarità dal fascino inossidabile, che gli esperti di Legno Curvato continuano pazientemente a recuperare, studiare e divulgare.

Otto Wagner, Poltrona Thonet n. 6516, 1905 (www.legnocurvatodesign.it).

Nel breve arco temporale che la mostra e il relativo catalogo ripercorrono, dal 1898 al 1910, attraverso circa venticinque pezzi originali, si ha il trapasso da un design originario, elaborato anonimamente dall’imprenditore e dagli operai stessi presenti sulle linee di produzione, ad uno d’autore, in cui intervengono consulenti esterni di alto livello. Prima degli industriali dell’automobile o degli elettrodomestici, ancora agli inizi della loro parabola, mobilieri come Kohn e Thonet comprendono la necessità di ricorrere ai servigi dei migliori professionisti sulla piazza, già formati nel campo dell’architettura, della pittura, delle arti grafiche. Vengono così messi sotto contratto dalle due aziende, in fiera contrapposizione, figure come Otto Wagner (1841-1918), vero padre spirituale della fine secolo viennese, e poi Josef Hoffman (1870-1956), Gustav Siegel (1880-1970), Adolf Loos (1870-1933), Marcel Kammerer (1878-1959) ed altri.

Nel catalogo della mostra, i curatori distinguono con grande precisione le vie stilistiche talvolta convergenti, talvolta divergenti, imboccate dalle due aziende, attribuendo paternità e meriti a ciascuno dei progettisti di cui vi è traccia, e smentendo o correggendo, ove necessario, vecchi luoghi comuni. Qui ci limitiamo ad accennare solo a poche evidenze macroscopiche, che preparano in buona parte le stagioni successive, dalla Wiener Werkstätte all’Art déco e, soprattutto tramite Loos, forniscono indicazioni preziose anche ai futuri maestri del Bauhaus.

La sezione tonda, prevalente nei primi decenni del mobile in legno curvato, lascia gradualmente il posto alle sezioni quadrate e rettangolari, che i nuovi progettisti trovano plasticamente e funzionalmente più versatili, ed anche più adatte ad una progettazione ad hoc, coordinata ad uno specifico contesto architettonico, come sempre più la si concepisce in quegli anni.

Gustav Siegel e Josef Hoffman, Poltroncina Kohn modello sconosciuto, 1903 (www.legnocurvatodesign.it).

Nei punti-chiave in cui si incontrano le membra verticali ed orizzontali della seduta, cominciano ad apparire i caratteristici elementi di connessione a forma sferica, strutturalmente funzionali ma al tempo stesso capaci di dare all’oggetto una nuova pregnanza decorativa e una forte identità estetica e commerciale. Elementi che hanno reso inconfondibile lo stile di Hoffman, ma alla cui invenzione ha contribuito non poco, come si apprende dal catalogo, anche il suo collaboratore Siegel.

Le soluzioni per i piani d’appoggio – sedile, schienale, braccioli – si diversificano. Vi è una grande varietà di imbottiture e rivestimenti, col surplus ornamentale dato dagli splendidi pattern floreali ed astratto-geometrici che nobilitano le stoffe. I sedili e gli schienali in compensato – materiale pratico ed economico – si arricchiscono di fori posti a intervalli regolari, che ne alleggeriscono l’impatto visivo, e che ritroveremo molto più avanti, nelle sedie in materiale plastico degli anni ’60-’70 del secolo XX. Ad aggiungere una nota di ordine e di discrezione, anch’essa tipicamente moderna, appaiono profili, listelli, piedini ed altre finiture metalliche.

La seduta a pozzetto, avvolgente e continua, chiusa come un guscio prezioso oppure resa trasparente dal succedersi delle bacchette montate in verticale, in orizzontale o in diagonale, acquista una centralità ed una versatilità fino a quel momento insospettabili.

Adolf Loos (attribuito a), Poltrona Thonet n. 1010, particolare, 1903 (www.legnocurvatodesign.it).

Nel clima fervido che si respira tra questi mobili, è stimolante confrontare tra loro le varie personalità e le rispettive scelte progettuali. In particolare, colpisce la presenza di Adolf Loos, con due poltroncine del 1903, le Thonet 1009 e 1010 (poi 6009 e 6010), che gli vengono attribuite facendo riferimento a ciò che lo stesso Loos scriveva, proprio nel 1903, nella sua rivista Das Andere. Citiamo, direttamente dal catalogo (pp. 38-39), un passaggio della scheda relativa alla poltrona 1010: «Loos ritiene che le nuove forme saranno il risultato di piccoli adattamenti a forme già esistenti dove si lavorerà solo sullo spessore e sulle modifiche delle sezioni più che su nuovi disegni». L’intransigenza del futuro autore di Ornamento e delitto già si legge tra le righe, ma intanto questa poltrona è una sintesi perfettamente riuscita di spigoli vivi e curve, con intervalli e falcate regolari, che sono la quintessenza del decoro classico. In tutti i suoi oggetti, così come negli interni delle sue architetture, anche quelle progettualmente più radicali, Loos non reciderà mai il cordone ombelicale che lo lega ai grandi temi della decorazione.

Colpisce almeno altrettanto, e per motivi opposti, un ultimo oggetto che vogliamo qui ricordare, la poltrona Thonet 6081. Infatti, a dispetto della sua forma audace e innovativa, non se ne conosce l’autore. Il prodotto è del 1905. Le due grandi curve paraboliche laterali, il sedile triangolare smussato, la compenetrazione delle varie vedute parziali, l’unica gamba centrale posteriore, ne avrebbero fatto, solo qualche anno più tardi, una sorta di sintesi tra le sculture di Brancusi, la simultaneità futurista, le strutture neoplastiche di Anton Pevsner e Naum Gabo. Decorazione e design anticipano sovente le mosse delle arti cosiddette “maggiori”. Ma la loro aderenza alla vita quotidiana rischia di far passare inosservati risultati stilistici anche di prima grandezza: proprio come questa seduta, che l’équipe di Legno Curvato ha qui giustamente riproposto.

In alto: Gustav Siegel, Poltroncina Kohn n. 728 “Fledermaus”, particolare, 1905. Sotto: Anonimo, Poltrona Thonet n. 6081, 1905 (www.legnocurvatodesgn.it).

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