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Il tappeto sardo / Francesca Deplano

Il tappeto è l’oggetto che a tutt’oggi meglio rappresenta l’artigianato sardo in tutto il mondo. Inoltre, nel tempo, esso è divenuto uno dei principali veicoli per la diffusione dei repertori decorativi della tradizione dell’isola. La realizzazione di oggetti tessili in Sardegna risale a tempi molto remoti e, a testimonianza di ciò, ancor oggi in alcuni centri produttivi isolani vengono utilizzati telai verticali, una reminiscenza che giunge addirittura dal Neolitico. Fin dalle origini, tutta la filiera produttiva è stata strettamente legata al mondo della pastorizia, soprattutto in considerazione del diffuso utilizzo di fibre animali per la realizzazione dei manufatti, cui più tardi si sono affiancate fibre vegetali come il lino e il cotone.

In epoca moderna, ci si è assuefatti ad usare il tappeto sia come suppellettile ornamentale pavimentale, sia come arazzo per la decorazione parietale. Il suo ruolo originario, invece, consisteva nel fare da copertura per la cassa che doveva contenere il corredo della sposa. Nella tradizione più antica, quindi, il tappeto veniva realizzato attenendosi alle caratteristiche di quel particolare oggetto di mobilio che era, appunto, la cassa per il corredo nuziale. Ne risultava una regolamentazione della forma e delle ripartizioni interne del tappeto, imperniata su un’ampia parte centrale decorata con elementi simmetrici di origine geometrica o fitomorfa, e su due porzioni laterali aventi la funzione di raccordo e di chiusura dell’ornato. Ancora oggi, questo archetipo costruttivo permane nella composizione degli elementi all’interno della struttura del tappeto.

I gruppi di ornati che costituiscono l’impianto decorativo del tappeto sardo possono essere suddivisi in cinque grandi classi di elementi: geometrici, fitomorfi, antropomorfi, zoomorfi e, infine, araldici. In ognuno di questi insiemi vi sono degli elementi che occupano una posizione di spicco rispetto agli altri. Spicca fra tutti questi elementi la vite, componente fitomorfa presente in moltissimi esempi pervenuti dal passato e tuttora in voga. Per la rappresentazione di questo motivo vengono utilizzate due tipologie di schema compositivo: quello a fascia e quello centrale. In entrambe le tipologie, la disposizione degli elementi viene disciplinata da schemi precisi, atti ad evitare la staticità e la rigidità della composizione. Un secondo elemento molto diffuso in tutti i repertori decorativi della regione è l’albero sacro, giunto sull’isola sia attraverso i contatti commerciali con l’impero bizantino nella tarda antichità, sia durante la dominazione spagnola del secolo XIII. Il motivo si presenta come una commistione di due elementi antropomorfi, fitomorfi o zoomorfi, (questi ultimi, solitamente, uccelli e cervi), specularmente affiancati ad un motivo centrale che costituente il tronco dell’albero. Questo insieme di figure viene poi solitamente disposto in uno schema a fasce alternate, arricchito da elementi decorativi geometrici.

La tipologia ornamentale più antica è quella geometrica. La si ritrova intatti anche negli esempi più arcaici, i cosiddetti tappeti funebri (tappinzus de mortu) utilizzati per decorare la camera ardente prima della sepoltura. I motivi geometrici comprendono una varietà molto ampia di pattern, ai quali, a seconda della località di produzione, corrispondono un nome ed uno schema compositivo ben precisi. Tuttavia, l’intera produzione ascrivibile a questa tipologia è riconducibile a quella del Kilim persiano.

Ogni elemento, sia esso naturalistico o astratto, viene realizzato con differenti tecniche tipiche della tradizione tessile della Sardegna e, a seconda della località di origine, del tipo di composizione e della modalità di tessitura, si può ottenere una superficie liscia o a sbalzo. Un esempio della prima tipologia è rappresentato dalla tecnica della fresada o un’in dente, caratterizzata da un dritto e da un rovescio simili. Per quanto riguarda invece la tipologia a sbalzo, la pratica più diffusa è quella del pibiones, per la quale ci si serve di un elemento metallico con cui si formano i tipici riccioli in rilievo.

Il campionario ornamentale tradizionale della Sardegna è rimasto sostanzialmente invariato fino ai giorni nostri. Contemporaneamente, si è venuta attivando una trasmissione organica di conoscenze tra le vecchie tessitrici, che tramandavano oralmente gli schemi per la realizzazione delle figure, e le nuove generazioni di apprendiste, capaci di riprendere gli antichi procedimenti, dando loro nuovo slancio. Ciò è stato reso possibile anche dalle codificazione su carta di una parte degli elementi decorativi tradizionali, realizzata dall’artista e studioso Eugenio Tavolara (Sassari 1901-1963) nei primi anni Cinquanta del secolo XX.

Attraverso lo studio e l’approfondimento tecnico della costruzione dei singoli elementi è quindi possibile creare una nuova chiave di lettura del repertorio tradizionale. Da un lato, per conservare nella maniera più opportuna la giusta forma radicata nella tradizione; dall’altro, per plasmare una contemporanea, di qualità non inferiore.

In alto: Tappeto copricassa, prod. laboratorio tessile Cannas, Aggius (www.sardegnaartigianato.com). Sotto: tessitura di tappeto con tecnica “pibiones”.

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