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La Dymaxion Map di Buckminster Fuller / Enrico Maria Davoli

La decorazione greco-romana ha impiegato abbastanza raramente, per la tassellazione del piano, la griglia formata da triangoli equilateri, pur intuendone le grandi potenzialità compositive. Opportunamente ripresa e sviluppata, essa è invece diventata il denominatore comune a buona parte delle composizioni poligonali con forme stellari che, nell’arte islamica, costituiscono gli ornati architettonici di palazzi e edifici religiosi. Questa situazione (che, non lo si sottolinea mai abbastanza, si radica comunque in un solo ceppo, l’antichità romano-ellenistico-mediterranea) si è progressivamente cristallizzata nel tempo. Ma la realtà storica è più mobile e sfumata di quanto non appaia a prima vista, ed anche in occidente una certa consuetudine con quel tipo di griglie non è mai venuta meno.

A questo proposito, desta sempre una certa sorpresa constatare come in uno dei pochi, veri utopisti dell’architettura novecentesca, Richard Buckminster Fuller (1895-1983), la griglia di triangoli equilateri svolga un ruolo essenziale. Essa fornisce l’orditura sottostante a tutte le più note invenzioni dell’architetto e designer statunitense. Ma ad attrarre l’attenzione nell’opera di Buckminster Fuller, non sono solo i manufatti di grandi dimensioni, come le celebri cupole geodetiche. Vi sono anche esperienze minori, ma dal valore intellettuale e conoscitivo sorprendente. Tra di esse spicca un progetto relativamente poco noto, la mappa del globo terrestre sviluppata tra il 1943 e il 1954 da Buckminster Fuller, brevettandola con lo stesso nome, Dymaxion, utilizzato anche per altri progetti [1].

La Dymaxion Map si articola in venti spicchi triangolari che, se chiusi in un solido tridimensionale, danno luogo a un icosaedro. Va subito detto che i planisferi tradizionali, basati sulla proiezione di Mercatore e sulle sue successive evoluzioni e correzioni, sono molto più pratici per la consultazione, ed offrono uno standard inarrivabile, soprattutto per le concrete esigenze dei traffici terrestri, marittimi ed aerei. A differenza di questi, però, la mappa di Buckminster Fuller raggiunge l’obiettivo di rispettare i reali rapporti proporzionali fra le superfici delle terre emerse, ma senza deformarne pesantemente i contorni, cosa che avviene, ad esempio, nella proiezione Gall-Peters. Ma soprattutto, essa pone all’ordine del giorno un’idea di globo terrestre in cui il pianeta non si polarizza tanto nelle direzioni alto-basso-destra-sinistra (o nord-sud-est-ovest), che sono quelle che il formato quadrangolare, connaturato all’immagine prospettica, tende a privilegiare, quanto invece in una raggiera circolare, come le stecche di un ombrello. La successione delle terre e dei mari si snoda obliquamente, per angolazioni di sessanta gradi, con un effetto convergente-divergente in cui la dialettica figura-sfondo (le terre emerse contro la superficie uniforme dei mari) continuamente si rovescia, a seconda della fetta triangolare di globo che scorre sotto gli occhi.

Fatta la tara sulla mancanza di un disegno regolare (evidentemente la superficie terrestre non può averne), il movimento che anima la Dymaxion Map non può non evocare quello, vertiginoso e caleidoscopico, della decorazione islamica (ma anche gotica, per molti versi), in cui i pattern si ramificano in tutte le direzioni, come una serie di fuochi artificiali che esplodono a intervalli regolari nel cielo. Se il planisfero di tipo tradizionale è, più o meno scopertamente, un’allegoria del mondo creato, colto nella sua completezza e stabilità prospettica, allora la Dymaxion Map dovrebbe intendersi, piuttosto, come allegoria della creazione in fieri, di quel passaggio dal caos all’ordine che si compie ogni giorno, davanti ai nostri occhi. Probabilmente non è un caso che, tra gli allievi di Buckminster Fuller, vi sia stato anche Keith Critchlow, l’autore del saggio critico-filosofico-mistico che pubblichiamo in queste stesse pagine.

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[1] Coniato dalla stesso Buckminster Fuller, che lo usò per brevettare anche prototipi automobilistici ed abitativi, il termine Dymaxion è l’unione di tre sillabe derivanti da dynamic, maximum, tension. Su Buckminster Fuller, vedi R. Grimaldi, Richard Buckminster Fuller. 1895-1983, Roma, Officina Edizioni, 1990.

In alto: Un’immagine della Dymaxion Map di Buckminster Fuller. Sotto: Una versione tridimensionale della Dymaxion Map (www.odtmaps.com).

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