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Calçadas portuguesas / Rosemary Rodrigues

La denominazione calçada portuguesa (in italiano, “selciato portoghese”) si riferisce alle selciature tradizionali lusitane presenti sia nella madrepatria, sia nei paesi extraeuropei che un tempo le erano sottomessi, ma anche in paesi limitrofi, come la Spagna, che ne hanno importato le procedure. La posa in opera avviene componendo blocchi di pietra, di forma approssimativamente cubica, posizionati uno ad uno, stuccando a mano gli interstizi tra l’uno e l’altro. La tecnica è simile a quella usata nel caso dei sampietrini a Roma o dei lastricati in porfido comuni a tanti centri urbani italiani, ma con una differenza, almeno rispetto ai sampietrini, in cui predomina un solo colore, il grigio scuro della leucitite, roccia eruttiva tipica delle zone vulcaniche laziali. La calçada portuguesa prevede infatti l’utilizzo di pietre, perlopiù calcaree, di colore bianco e nero (ma a seconda delle zone vi sono anche varianti marroni, rossastre, azzurre e verdi), allo scopo di ottenere, con opportune composizioni, motivi ornamentali e figurativi di una certa complessità.

Visto da una posizione panoramica o semplicemente camminandovi sopra, l’effetto-mosaico è unico: non a caso, a Lisbona come nelle altre città portoghesi, strade e marciapiedi ricoperti a calçada sono tra le massime attrazioni turistiche. Ma anche le ex-colonie, dal Brasile al Mozambico, dall’Angola a Macao, da Capo Verde a Timor, offrono mirabili esempi di calçada. Naturalmente, per creare queste opere uniche nel loro genere, occorrono artisti-artigiani altamente specializzati, disponibili a un lavoro manuale duro e faticoso: una specie, inutile dirlo, in via di d’estinzione, con annesso rischio di scomparsa di uno degli elementi maggiormente distintivi di tante città di origine portoghese.

Calcada portuguesa in Praca do Rossio, Lisbona.

Le origini della calçada sono da rintracciare nel patrimonio architettonico e costruttivo dell’impero romano. Di esso la penisola iberica e segnatamente la Lusitania, ossia l’odierno Portogallo, fu parte integrante sin dall’inizio e, culturalmente almeno, ben oltre i termini cronologici fissati dalla sua dissoluzione politica. Con specifico riferimento al tema della pavimentazioni viarie, in Portogallo si conservano ancor oggi importanti testimonianze di età imperiale romana, tra cui il tratto di strada di età augustea visitabile ad Alqueidão da Serra, presso Porto de Mos, nel distretto di Leiria. Ma come in ogni altra area compresa entro i confini dell’impero romano, anche nel Portogallo antico i disegni pavimentali più complessi e sofisticati sono da rintracciare nei mosaici per ambienti domestici o per spazi urbani, realizzati componendo frammenti litici di piccolo formato, dove le singole tessere, talvolta anche vitree o in terracotta, misurano non più di 1-2 centimetri di lato. Un ampio repertorio di queste composizioni, caratterizzate da ripartizioni geometriche, nodi e intrecci, si conserva nel sito archeologico di Conimbriga (I-III sec. d.C.), nei pressi di Coimbra.

Fu alla fine del secolo XV, sotto il re João II, che le città di Lisbona e Porto registrarono una fioritura urbanistica, le cui conseguenze sono avvertibili ancor oggi. L’espansione dei commerci ad ampio raggio, grazie alla redditività delle rotte oceaniche, e i benefici che l’economia locale ne riceveva, aprirono nuove possibilità nel campo dell’arredo urbano. Si diede il via al progetto di selciatura delle ruas novas, le vie di nuova concezione ridisegnate per abbellire i principali centri cittadini. Fidando sulla qualità della pietra reperibile nella regione di Porto, Joao II ordinò la pavimentazione della Rua Nova di Lisbona, da cui trassero impulso le cave situate nei pressi di Cascais, a venticinque chilomatri dalla capitale. Sarebbe toccato al suo successore, Manuel I, completare quell’arteria cittadina, che i cronisti dell’epoca vantano come la più trafficata e internazionale delle grandi strade cinquecentesche in Europa. Le opere di arredo della città ebbero nuovo impulso nella seconda metà del secolo XVIII, con la ricostruzione seguita al terremoto del 1755.

Calcada portuguesa in Praca do Duque de Saldanha, Lisbona.

In epoca moderna, e con le caratteristiche procedurali ed ornamentali oggi universalmente note, il maggior promotore della calçada portuguesa fu, tra il 1840 e il 1846, il tenente generale Eusebio Cândido Pinheiro Furtado (1777-1861), governatore del castello di São Jorge e profondo conoscitore delle tecniche costruttive romane antiche. Sotto la sua direzione, e col lavoro dei prigionieri che vi erano rinchiusi, la rocca dominante Lisbona e i suoi dintorni vennero adibiti a luoghi di passeggio e di svago, nella cui trasformazione in parco pubblico giocavano un ruolo essenziale, oltre alla vegetazione appositamente messa a dimora, proprio i lastricati a mosaico. Nel 1848, Furtado poté vedere approvato il suo progetto per la piazza del Rossio, il centro nevralgico di Lisbona. La pavimentazione (calcetamento) col caratteristico disegno a ondulazioni (ben 8712 metri quadrati completati in soli 323 giorni) giustifica l’intitolazione Mar largo, con cui la si volle dedicare alle esplorazioni e alle scoperte compiute dai grandi navigatori portoghesi. A questa iniziativa ne fecero seguito altre, poste a qualificare i gangli vitali del sistema viario di Lisbona. Veniva così emergendo, nella seconda metà del secolo XIX, la tradizione della calçada portuguesa, che si può oggi annoverare come il contributo più originale che la cultura portoghese abbia dato all’arredo degli spazi urbani [1].

Calcada portuguesa in Rua Augusta, Lisbona.

La calçada portuguesa è un’attività in cui interagiscono storia e tradizione, e la cui continuità si rivela oggi problematica, sia per gli alti costi di manutenzione delle cave e delle attrezzature, sia per la complessità delle leggi ambientali che disciplinano lo sfruttamento delle cave stesse. Tuttavia, nel corso degli ultimi quindici anni la calçada ha trovato nuovi sostenitori, anche grazie all’emergere di una domanda connessa ai grandi progetti di respiro nazionale e internazionale. Committenze diverse, con un ventaglio di esigenze più ampio rispetto al passato, hanno anche offerto l’occasione di estendere le possibilità di utilizzo della calçada, oltreché agli spazi esterni per i quali era nata, anche alla decorazione di spazi interni privati e pubblici, sia nell’edilizia residenziale, sia in aree commerciali e amministrative.

La municipalità di Lisbona sovvenziona ormai da trent’anni una scuola per la formazione dei calceteiros, gli operai specializzati che si occupano di ricuperare e/o creare ex novo le calçadas. In quella sede, i destini di persone in cerca di una nuova esperienza di vita, nemmeno consapevoli di essere i continuatori di una tecnica che, in età moderna, conta ormai due secoli, si incrociano con quelli di altre, che sono invece fermamente intenzionate a preservare un’attività artistico-professionale dal futuro incerto.in Lisbona:

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[1] Cfr. F. Pires Keil Amaral – J. Santa-Barbara, Mobiliário dos espaços urbanos em Portugal, Mirandela, João Azevedo editor, 2002.

In alto: calçada portuguesa in praça dos Restauradores, Lisbona. Sotto: calçada portuguesa nella rocca di Sao Jorge, Lisbona, in una fotografia dei primi del ‘900.

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