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Il codice miniato di Kildare / Gerald of Wales

Gerald of Wales (1146 ca – 1223 ca), o Geralt Gymmro in lingua gallese, o Giraldus Cambrensis in lingua latina, è uno dei maggiori storici e cronisti della Gran Bretagna medievale. Intrapresa la carriera ecclesiastica, divenne cappellano di Enrico II d’Inghilterra e svolse importanti missioni politico-diplomatiche, viaggiando anche in Europa continentale, con ripetuti soggiorni a Parigi e Roma. La sua produzione letteraria, tutta in latino, comprende saggi concernenti la storia e la geografia dell’Irlanda e del Galles, oltre a svariate opere di carattere biografico ed apologetico. Dal suo trattato più celebre, la Topographia Hibernica (1188), dedicata alla storia, all’ambiente naturale e alle tradizioni d’Irlanda, pubblichiamo i capitoli XXXVIII e XXXIX, parte II. In essi l’autore rievoca l’occasione in cui poté ammirare, presso il monastero di Kildare fondato da Santa Brigida intorno al 470, un prezioso codice miniato, che la critica identifica o con il Libro di Kells oggi conservato al Trinity College di Dublino, o con un altro analogo, andato perduto. La testimonianza di Gerald riveste un alto valore storico e antropologico oltreché documentario in senso stretto. Essa ci offre infatti un vivo spaccato della mentalità medievale nella ricezione dell’opera d’arte e nelle congetture circa la sua genesi, inseparabile da quell’orizzonte soprannaturale e miracolistico, che copre tutta la cultura dell’epoca. L’edizione critica degli scritti di Gerald of Wales cui abbiamo fatto riferimento per la traduzione dal latino è la seguente: Giraldi Cambrensis Opera, edited by J.F. Dimock, London, Longman, 1867, vol. V, pagg. 123-24.

XXXVIII. Un libro scritto miracolosamente

Il più miracoloso di tutti i miracoli di Kildare è a mio avviso lo splendido libro che si dice sia stato scritto ai tempi della vergine [1], sotto la dettatura di un angelo. Il libro contiene i quattro Vangeli nella traduzione di Girolamo [2]: quasi ad ogni pagina vi sono illustrazioni diverse, straordinarie per la varietà dei colori.

Qui vedrai il volto della Maestà divinamente disegnato; qui i simboli mistici degli Evangelisti, provvisti ora di sei, ora di quattro, ora di due ali; qui l’aquila, là il bue, qui l’uomo e là il leone, e un’infinità di altre forme. Se le guarderai in modo superficiale, con la sufficienza abituale, ti faranno l’effetto di uno scarabocchio più che di un intreccio; né noterai sottigliezza alcuna, laddove invece tutto è sottigliezza. Se invece aguzzerai la vista, e indagherai a fondo i segreti di quest’arte, scorgerai labirinti così delicati e ingegnosi, esatti e compatti, nodosi e intersecati, dai colori così vividi e freschi, che penserai davvero che cose simili siano opera di un angelo e non di un essere umano. E quanto più spesso e con attenzione le esamino, tanto più mi sorprendo, quasi le vedessi per la prima volta, e trovo sempre nuovi motivi per ammirarle.

XXXIX. Come il libro fu composto

La notte precedente il mattino in cui l’amanuense doveva iniziare il libro, un angelo gli apparve in sogno e, mostrandogli un’immagine su una tavoletta che teneva in mano, gli disse: “Saresti capace di disegnare quest’immagine sulla prima pagina del volume che stai per trascrivere?” Al che l’amanuense, smarrito di fronte a un’arte tanto raffinata e all’idea di un’impresa così ignota e fuori dal comune, rispose di no. L’angelo replicò: “Domani, dì alla tua signora di pregare il Signore affinché aiuti gli occhi del tuo spirito e del tuo corpo a vedere più chiaramente e a capire più a fondo, e guidi la tua mano nella giusta direzione.” Ciò fatto, la notte successiva l’angelo gli si ripresentò, mostrando la stessa immagine insieme a molte altre. Assistito dalla grazia divina, l’amanuense le studiò una ad una imparandole a memoria, e le riportò fedelmente nel suo libro, ciascuna nel posto che le spettava. Così fu composto il libro, con un angelo a fornire il disegno, Santa Brigida in preghiera, e l’amanuense intento a copiare.

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[1] Qui l’autore si riferisce a Santa Brigida, badessa di Kildare, vissuta tra il 451 e il 525, patrona d’Irlanda insieme a San Patrizio [ndr].

[2] Si tratta ovviamente di San Girolamo (347-420), autore per incarico di papa Damaso I della Vulgata, ossia la prima versione ufficiale in lingua latina dell’Antico e del Nuovo Testamento, che fu base fondamentale della dottrina della Chiesa fino all’età moderna [ndr].

In alto: Gerald of Wales in un’incisione ottocentesca.

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