Skip to content

Armando Giuffredi. Disegni di uno scultore • Enrico Maria Davoli

I disegni dei pittori sono una sorta di universo parallelo alla pittura: ciò che va perso in termini di varietà cromatica, lo si ritrova in termini di orditura e densità segnica. A loro volta, i disegni degli scultori si collocano all’incrocio fra questa tipologia, sensibile a tutto ciò che è fenomenico e instabile, e quell’altra – diametralmente opposta – rappresentata dal disegno per la decorazione e per l’architettura. Lo si deve al fatto che, a differenza della pittura, la scultura ha come stella polare la figura umana e, di conseguenza, i criteri proporzionali, le masse, l’opacità, gli ingombri. Ciò che gli scultori elaborano è un’immagine, ma è anche e soprattutto un corpo, un oggetto. Queste coordinate emergono molto bene nella mostra Armando Giuffredi. Disegni di uno scultore, in corso presso l’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze.

Originario di Montecchio Emilia (RE), dove nacque nel 1909 e scomparve nel 1986, Armando Giuffredi ebbe la sua prima formazione di artigiano e artista tra Reggio Emilia, Parma e Milano, trasferendosi poi (1935-1942) a Roma, come vincitore di una borsa di studio presso la Scuola dell’Arte della Medaglia. Qui egli operò a contatto con Renato Marino Mazzacurati, Giuseppe Macrì, Giovanni Prini, Quirino Ruggeri, Pericle Fazzini e molti altri protagonisti della scena capitolina, inclusi letterati come Ungaretti, Cardarelli, Penna. All’indomani del secondo conflitto mondiale, l’artista rientrò nei luoghi d’origine, insegnando a lungo presso l’Istituto d’Arte di Reggio Emilia. A dispetto della notorietà circoscritta, Giuffredi è, ben oltre i confini locali, una figura molto rappresentativa del ‘900 italiano. Fortemente voluta da Augusto Giuffredi, figlio dell’artista ed egli stesso valente scultore e restauratore, questa mostra fiorentina ne è una dimostrazione.

Piccola o grande che sia, si tratti di fontana o di targa commemorativa o di monumento, ogni opera di Giuffredi interpella l’osservatore con la giusta intonazione, avendo sempre alle spalle una precisa idea del luogo e della funzione che l’opera d’arte è chiamata a svolgervi. I disegni in mostra (una settantina di carte lavorate a matita, grafite, sanguigna, carboncino, gesso, tocchi di acquerello) riproducono in prima istanza volti di familiari e amici, nudi in posa e angoli d’atelier, animali e scorci paesistici. Di questi attori e di questi scenari, Giuffredi distilla gli elementi archetipici, per riversarli poi nei fogli di maggiori dimensioni, quelli in cui già si intravvede la fisionomia dell’opera, quale sarà una volta portata a compimento: robusta a livello chiaroscurale, colloquiale anche nelle pose più solenni, intrisa di quel pathos quotidiano che è il seme di ogni classicità.

Tutti i contesti dimensionali e ambientali propri della scultura – dalla statuaria al rilievo alla medaglistica – tutti i materiali e le tecniche della grande tradizione – dal bronzo al marmo al legno, con felici incursioni anche in materiali poveri come il cemento – hanno goduto delle attenzioni di Giuffredi, che si è distinto anche come ottimo incisore, soprattutto nel campo della xilografia. L’opera disegnata è il diario fedele di queste passioni e, al tempo stesso, l’archivio immagini delle ricerche che ne sono scaturite.

Il catalogo della mostra si segnala tra l’altro per una ricca appendice di testi, inediti o riscoperti dopo un lungo oblio, tutti dovuti alla penna dell’artista: un articolo del 1939, Del disegnare, che offre un’interpretazione acutissima dell’opera, all’epoca semisconosciuta, di Scipione Bonichi (1904-1933); un denso quaderno di appunti (1935-1946); l’intenso, commovente carteggio (1935-1947) sviluppatosi fra lo stesso Giuffredi e Mazzacurati.

La mostra Armando Giuffredi. Disegni di uno scultore  apre dal 1 luglio al 31 luglio 2022 a Firenze, nella Sala delle Esposizioni dell’Accademia delle Arti del Disegno. Il catalogo, a cura di Andrea Bacchi e Roberto Cobianchi, è pubblicato da Edifir.

In alto: Armando Giuffredi, Autoritratto allo specchio nello studio di Fazzini (particolare), 1937 circa, matita su carta, cm. 26,5 x 21 (Courtesy Augusto Giuffredi, foto Luca Trascinelli). Sotto: Armando Giuffredi, Luisa, penna e inchiostro su carta, cm 33 x 24 (Courtesy Augusto Giuffredi, foto Luca Trascinelli).

Commenta per primo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *