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Le sculture ambientali di Harry Bertoia • Vittorio Acquati

Benché famoso soprattutto per i progetti di sedie e poltrone per l’azienda Knoll, l’artista e designer italoamericano Harry Bertoia (1915-1978) dedicò alla scultura in metallo saldato una parte molto rilevante del proprio tempo e delle proprie energie creative. Essa ebbe un ruolo decisivo nella sua vita e, senza che egli se ne avvedesse, fu anche la causa della sua morte, dovuta all’esposizione prolungata ai fumi tossici inalati durante le operazioni di saldatura [1]. Grazie alla sua profonda competenza nella lavorazione dei metalli, che da instancabile sperimentatore qual era non smise mai di affinare, Bertoia fu in grado di realizzare le forme che sin dai suoi esordi aveva immaginato e disegnato. La sua inesauribile creatività lo rese capace di decorare e valorizzare con le proprie sculture innumerevoli luoghi, dai piccoli ambienti agli spazi pubblici più prestigiosi, coniugando decoro e praticità.

Textured Screen, il pannello realizzato nel 1955 da Harry Bertoia per la Dallas Public Library, in una foto coeva (Courtesy Dallas Public Library).

Dagli enormi Screen realizzati per frazionare grandi ambienti, in cui l’esigenza di funzionalità (in termini di parete divisoria) si identifica in toto con la domanda di decoro e di prestigio culturale, ai piccoli Bush e alle sculture interattive della collezione Sonambient, immaginati per una fruizione privata e domestica, arrivando alle enormi fontane tubolari che arredano le piazze di varie città degli Stati Uniti, la scultura di Bertoia interagisce in maniera originale e suggestiva con lo spazio.

Temi e forme

Ancora una volta, a partire dal proprio interesse per le proprietà dei materiali, Bertoia giunge a creare opere che gli consentono di comunicare visioni, sensazioni, idee che vanno talvolta ben oltre le intenzioni di partenza.

Non esiste una precisa data d’inizio per la produzione scultorea di Bertoia, dato che sarebbe miope non ascrivere a questa categoria anche i pezzi di gioielleria da lui realizzati per lo più durante il periodo trascorso alla Cranbrook Academy of Art (1937-1943), ma anche in precedenza, fra il 1934 e il 1936. Le sue prime sculture sono spesso la trasposizione tridimensionale delle forme geometriche disegnate e stampate durante gli anni della seconda guerra mondiale alla Cranbrook. Come scrive June Kompass Nelson,

«In many ways Bertoia’s graphics are reflected in his sculptures. The vertical balance of his earliest metal works, the geometric precision of the screens of the fifties, the spherical forms made up of radiating rods, all are first seen in the paper works of the forties» [2].

Harry Bertoia, orecchini, 1940 circa, argento e patina di rame, mm. 85 x 45, collezione privata (Courtesy Moderne Gallery, Philadelphia).

Dal canto suo, fu lo stesso Bertoia a scrivere nel 1961:

«Metals and graphics have held an equal interest for me. Metals require thought and deliberate action. Some can hold a precise dimension, others prefer to be worked in a molten state, still others are elastic, and these and many other characteristics are complement to graphics. The graphics medium is more spontaneous, responds to the touch with immediacy, is less demanding of reason, and widens horizons to the imagination. To do one, then the other, is refreshing and stimulating, and one medium can do what the other could not. Yet at times they merge into a single image» [3].

Allo stesso tempo, dopo l’ampia sperimentazione con il filo metallico che aveva dato vita alla collezione di sedute per la Knoll, le potenzialità espressive di questo materiale vengono esplorate anche per la realizzazione di opere scultoree del tutto originali e innovative. Ancora una volta, a partire dal proprio interesse per le proprietà dei materiali, Bertoia giunge a creare opere che gli consentono di comunicare visioni, sensazioni, idee che vanno talvolta ben oltre le intenzioni di partenza.

La scultura negli spazi pubblici

Mentre per Bertoia già si era aperta la straordinaria fase di collaborazione creativa con Knoll – fase durante la quale numerose piccole sculture che aveva realizzato fin dal 1947 furono esposte negli showroom Knoll insieme alla collezione di sedute [4] – nel 1953 gli venne commissionata la prima scultura destinata a uno spazio pubblico. Fu Eero Saarinen a volere una creazione del suo amico Harry per l’avveniristico General Motors Technical Center da lui progettato a Warren, nel Michigan. Si tratta della prima opera di grandi dimensioni: uno schermo divisorio per il salone da pranzo della struttura, che Bertoia realizza con placche rettangolari di ottone e altre leghe montate su un castello di sottili tubi metallici, a formare un gioco di vuoti e pieni in cui predomina la luce dorata che le placche diffondono in maniera non uniforme, essendo saldate sulla struttura con inclinazioni differenti.

Harry Bertoia, Screen Sculpture, 1953, ottone laminato e saldato, General Motors Technical Center, Warren, Michigan (www.harrybertoia.org).

Da quel momento e fino al 1978, anno della sua morte, Bertoia realizzerà oltre sessanta sculture di grandi e talvolta grandissime dimensioni per varie istituzioni pubbliche e private, in diversi paesi del mondo. Questa produzione occuperà Bertoia con un’attività incessante di progettazione, viaggi per i sopralluoghi e gli accordi con gli architetti, realizzazione delle opere, inaugurazioni e presentazioni e lo consacrerà come uno dei maggiori scultori della sua epoca.

Sinestesie del metallo

Nella realizzazione delle sue sculture, Bertoia si propone di esaltare ed enfatizzare con ogni mezzo le caratteristiche del metallo, affinché tutti i sensi dello spettatore siano coinvolti.

La qualità su cui inizialmente l’artista concentra i propri sforzi è certamente quella ottica, anche in conseguenza del fatto che molte delle sue sculture sono trasposizioni dei monotipi su cui aveva lavorato negli anni Quaranta. Il metallo è perfetto per creare i giochi di luce che Bertoia aveva immaginato e reso con i colori a stampa nei monotipi. Inoltre, la fisicità della scultura, la sua capacità di creare spazio e di muoversi in esso, consentono percezioni sempre nuove e talvolta inaspettate della forma e della luce, grazie all’alternarsi di vuoti e pieni, alla mobilità delle foglie di metallo che sembrano ondeggiare leggere, alla luminosità delle creazioni con fili e aste, vere e proprie fontane di luce, fiori di metallo che sbocciano, soli che splendono dorati.

Harry Bertoia, Untitled, 1960 circa, tondino d’acciaio operato in ottone e saldato, cm. 135 x 226 x 56, New York, Whitney Museum, Gift of Dr. and Mrs. Sheldon C. Sommers (© Estate of Harry Bertoia / Artists Rights Society).

Un’altra chiave sensoriale ripetutamente sollecitata dalle sculture di Bertoia è quella tattile. Anche in questo caso la sua esperienza grafica gioca un ruolo importante, tant’è che nelle prime sculture la matericità è quasi solo suggerita dagli effetti di luce sulla superficie, in particolare nelle realizzazioni con lastre metalliche. Lastre che però acquisiscono tridimensionalità grazie alla tecnica dello spill cast, della quale ancora una volta Bertoia è un pioniere: il metallo fuso viene versato su un letto di sabbia e la scultura che si crea è frutto del libero fluire della materia, su cui lo scultore ha scarso potere di controllo. Ben presto la materia si modella anche in forme curiose, che sembrano fatte apposta per essere accarezzate dalla mano di chi le osserva, come i “cespugli di bronzo” o il globo dell’Università di Princeton. Il metallo lavorato dall’artista arriva così a racchiudere caratteri nuovi, inattesi, quasi metafisici.

Harry Bertoia, View of Earth from Space, 1962, pannelli bronzei lavorati con tecnica “spill cast”, Washington, Dulles International Airport.

Il terzo canale sensoriale che, nel tempo, acquisisce sempre maggiore importanza per Bertoia, al punto da trasformarsi quasi in un’ossessione [5], è quello auditivo. A partire dai primi anni Sessanta, Bertoia si concentra sulla ricerca dei suoni che il metallo racchiude ed emette. Egli comprende che le sculture possono comunicare con lo spettatore non solo attraverso la luce, il colore, la struttura formale e le sensazioni legate alle facoltà tattili, ma posseggono anche una “voce”, ossia le qualità timbriche che si possono produrre grazie ai movimenti causati dal vento o dalla spinta di una mano, in base al tipo di metallo e alla forma in cui esso viene lavorato.

Ancora una volta si tratta di un’ispirazione artistica che Bertoia studia e persegue con rigore scientifico, così come aveva fatto all’inizio della sua esperienza creativa con il disegno delle forme geometriche e nella realizzazione delle sue sedute, studiate nei minimi dettagli dal punto di vista ergonomico. Nel prosieguo del decennio, questo aspetto prende decisamente il sopravvento, e Bertoia si dedica in modo sempre più sistematico alla creazione di sculture sonore e alla registrazione dei suoni da esse prodotti, dando vita al progetto Sonambient.

La copertina del cofanetto contenente le registrazioni complete su CD del progetto Sonambient; nella foto, Harry Bertoia intento a “suonare” le sue sculture.

Dopo aver trasformato il fienile del suo laboratorio-abitazione di Barto, in Pennsylvania, in uno studio dove far “suonare” le sue sculture, con l’aiuto del fratello musicista Oreste, Harry incide una serie di undici LP, che portano tutti il titolo del progetto [6]. Le registrazioni discografiche, realizzate nel 1970-71, nascono dall’accostamento dei suoni creati da differenti tipi di metallo, forgiati in forme e dimensioni diverse e per questo portatori di una voce sempre differente, anche in base al modo in cui si interagisce con la scultura. Il modo migliore per comprendere il significato profondo che questo progetto rivestiva per Bertoia consiste nel citare, in chiusura, le sue stesse parole:

«I now build sculptures that can move in the wind or that can be touched and played like an instrument. I think that these sculptures provide a way for people to get an immediate response to my work and that gives me satisfaction» [7].

[1] Su Bertoia scultore: J.K. Nelson, Harry Bertoia, Sculptor, Wayne State University Press, Detroit 1970; B.H. Twitchell, Bertoia, the Metalworker, Phaidon, London 2019.

[2] «La grafica di Bertoia si riflette in vari modi nelle sue sculture. L’equilibrio verticale dei primi lavori con il metallo, la precisione geometrica dei pannelli degli anni Cinquanta, le forme sferiche realizzate con fili metallici a raggiera, tutto si trova già nei disegni degli anni Quaranta». Vedi J.K. Nelson, Harry Bertoia, Printmaker. Monotypes and Other Monographics, Wayne State University, Detroit 1988, p. 37.

[3] Ibidem, citazione da un manoscritto di Bertoia per una conferenza al Collectors Circle, Virginia Museum of Fine Arts, Richmond, tenuta il 14 ottobre 1961: «I metalli e la grafica hanno attirato in egual misura il mio interesse. I metalli richiedono progettazione e lavorazioni ben studiate. Alcuni possono mantenere una determinata dimensione, altri è meglio lavorarli allo stato fuso, altri ancora sono elastici, e queste e altre caratteristiche sono complementari al disegno. Il mezzo grafico è più spontaneo, risponde al tocco con immediatezza, esige meno giustificazioni e spalanca orizzonti all’immaginazione. Lavorare con uno e poi con l’altro è tonificante e stimolante: un mezzo riesce a fare ciò che l’altro non potrebbe. E a volte si fondono in un’unica immagine».

[4, 5] Cfr. J.K. Nelson, Harry Bertoia, Printmaker. Monotypes and Other Monographics, cit., pp. 27 e 28.

[6] Per avere un’idea del progetto Sonambient, si veda il frammento di cortometraggio Harry Bertoia Sonambient Sculpture Barn Motion Study, al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=zS-YQ0-Rmmk&t=62s.

[7] «Ora creo sculture che possono muoversi nel vento o che possono essere toccate e suonate come uno strumento. Credo che queste sculture diano modo alle persone di rapportarsi con immediatezza al mio lavoro e ciò mi dà soddisfazione». Sonoro del cortometraggio di Steven Sebring Harry Bertoia’s “Golden Arbor”, minn. 5’54-6’25.

In alto: le sculture Sonambient di Harry Bertoia in una polaroid scattata dallo stesso artista nel suo studio-abitazione di Barto, Pennsylvania (www.thewire.co.uk). Sotto: Harry Bertoia, Untitled, 1940 circa, monotipo, cm. 63,5 x 47, collezione privata (www.onantiquerow.com).

 

 

 

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