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Per disegnare uno stemma • Filippo Juvarra

Nel contesto dell’architettura storica, lo stemma gentilizio è un accessorio dimensionalmente modesto ma simbolicamente importante. Esso indica a quale famiglia l’edificio debba le proprie origini e il proprio prestigio, ma risponde anche a esigenze di decoro più generali, analoghe a quelle di molte insegne, targhe e cartigli odierni. Tuttavia, si continua a credere che la progettazione di questi elementi comunicativi si sia sviluppata in termini di progetto grafico, solo con la comparsa del moderno disegno industriale. Ma a giudicare dalla trattatistica che si è occupata dell’argomento nei secoli scorsi, le cose non stanno così. La Raccolta di varie targhe di Roma pubblicata nel 1711 dall’architetto Filippo Juvarra (1678-1736) ne è un esempio. Come accade sovente nell’editoria specializzata di età rinascimentale e barocca, il volume si compone di immagini – cinquanta incisioni firmate dallo stesso Juvarra – presentate come casi esemplari e autosufficienti, che non necessitano di spiegazioni. Esse riproducono altrettanti stemmi ripresi dagli originali in pietra e in stucco progettati per i più celebri palazzi romani da Bramante, Michelangelo, Bernini, Borromini, Pietro da Cortona, Algardi e molti altri. La cinquantunesima e ultima tavola rinvia ad una breve postilla, nella quale Juvarra spiega come proporzionare geometricamente uno stemma. In particolare, Juvarra distingue fra stemmi appropriati per i Papi (in alto a destra nella tavola incisa) e stemmi appropriati per i Re (in alto a sinistra nella tavola incisa), mentre per quelli delle famiglie aristocratiche si limita ad aggiungere, con una punta di umorismo, che quanto prescritto per le prime due classi è già più che sufficiente per sperimentare ogni ulteriore variazione. Nel dare al lettore queste direttive, il futuro progettista della Basilica di Superga, della Palazzina di Stupinigi e di tante altre meraviglie rococò si conferma assoluto padrone degli strumenti del disegno tecnico, un artista abituato a sublimare i problemi teorici in geometrie cristalline. Quelle che riproduciamo di seguito sono la postilla di Juvarra e la relativa tavola incisa. Vedi F. Juvarra, Raccolta di varie targhe di Roma fatte da professori primarj, disegnate, ed intagliate da Filippo Juvarra architetto, per Antonio de’ Roffi, Roma 1711.

Proportioni pratiche per ben disegnare le Targhe de’ Pontefici, Re, Principi, & altre forme usate

Proportioni Geometriche per quelle de’ Pontefici.  Si tiri la linea perpendicolare A. e B. nella quale si facci entro C. e si tiri la circonferenza D. arbitraria secondo si vuol l’arme larga, dal centro C. si tiri una linea che faccia il diametro del descritto centro a squadra della perpendicolare; si fermi la punta del compasso nella intersecatione D. e si tiri una portione di cerchio nel lato opposto, parimente nella intersecatione E. e si avrà la lungheza della Targa nella intersecatione I. si divida in mezzo la metà del diametro di sopra, e si facci centro O. e si descriva il cerchio O. e A. si facci centro dove interseca la circonferenza A. e si tirino altre portioni di cerchio, che s’averà la proietura delle Chiavi ornamento di tal arme.

Tavola 51 da F. Juvarra, “Raccolta di varie targhe di Roma”, 1711.

Proportioni dell’arme de’ Rè.  Si tiri una linea perpendicolare, e in detta si faccia centro A. e si descriva la circonferenza B. si divida il diametro perpendicolare in quattro parti uguali, e si descrivino tre cerchi di quella proportione, dove interseca nella parte superiore la circonferenza si facci punto, e si descrivano altre due portioni di cerchio, e si pigli la metà del secondo cerchio, e si faccia lateralmente, che s’averà un contorno proportionato.

Per la Proportione dell’arme de’ Principi, e Signori.  Con l’istesse regole si formano l’altre, come dimostra la detta figura.

In alto: Pier Leone Ghezzi, caricatura di Filippo Juvarra (particolare), 1724 circa, disegno, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana. Sotto: Riproduzione della postilla da F. Juvarra, "Raccolta di varie targhe di Roma", 1711.

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