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Quando la ragione sbadiglia

Le immagini più indecifrabili non appartengono all’arte ma a quella cosa che, come dice una canzone di John Lennon, accade mentre siamo occupati a fare altri progetti: la vita. L’arte può però aiutarci a interrogarle. Un’immagine di quel genere, ce l’ha regalata l’inchiesta “Angeli e Demoni”, riguardante gli affidi illeciti di minori da parte dei Servizi sociali della Val d’Enza, in provincia di Reggio Emilia. È un disegno eseguito da una bambina, poi rivisto e corretto da altri, per avvalorare la tesi secondo cui, restando in famiglia, la bambina avrebbe rischiato di subire abusi. Fermiamoci qui. Questo è solo uno dei tanti casi sotto esame, e sarà il processo a stabilire il prezzo giuridico (non quello umano e politico-sociale) dell’intera vicenda.

Cosa si vede nel disegno? Incorniciate da alcune linee – un interno domestico? – ci sono due figure: a sinistra l’adulto con barba e folta chioma, a destra la bambina con un accenno di capelli sciolti. I corpi dei due sembrano una specie di tuta-gonnellino, da cui fuoriescono le gambe. Potrebbe essere il modo infantile di costruire la figura umana, ripartendola in blocchi: testa, spalle-braccia-tronco, gambe-piedi. Il blocco che, verosimilmente, ha destato le perplessità di cui sopra, è quello spalle-braccia-tronco. Le braccia di lui si piegano ad angolo retto, e vanno a incrociare quelle di lei, protese nella direzione opposta ma sfumanti nel nulla. Quelle braccia degne di Mr. Fantastic, l’uomo di gomma dei Fantastici Quattro, vanno dappertutto e da nessuna parte. È un disegno fatto a quattro mani, dove di mani se ne vedono due. Torna in mente l’incisione di Francisco Goya Il sonno della ragione genera mostri. «La fantasia abbandonata dalla ragione – commenta Goya – genera mostri impossibili: unita a lei è madre delle arti e origine delle meraviglie». Ed ancora: «Quando gli uomini non ascoltano il grido della ragione, tutto muta in visione». Quale visione? Chiamiamola pure fake, se ci piace il lessico globale. Oppure chiamiamola falso, contraffazione, patacca e via dicendo: anche qui, l’arte non è avara di suggerimenti.

I disegni dei bambini hanno certamente qualcosa da dire sui bambini e sulle loro famiglie, ma dicono molto anche di noi adulti, quando, da professionisti, li interpretiamo e li giudichiamo. Figurarsi se li modifichiamo arbitrariamente, per obbedire a una tesi preconcetta. Con questo non si vuol certo negare l’utilità, talvolta anche la necessità, di decifrare il disegno infantile, cogliendone il buio e la luce, i furti subiti e i doni ricevuti. Ma la prudenza e la lucidità necessari in questi casi, sono, a loro volta, dei doni. Quanti di noi adulti hanno avuto la fortuna di ricevere quei doni? Quanti hanno imparato a coltivarli? Quel disegno adulterato è anche la parabola di tanta demagogia intorno alla creatività infantile, intorno all’utopia del “bambino che è in noi”. Mai confondere quel bambino che porta il nostro nome e cognome, e che solo per questo crediamo di conoscere, con tutti gli altri. Altrimenti l’utopia diventa distopia, gli sbadigli della ragione sonno profondo.

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In alto: Francisco Goya, Il sonno della ragione genera mostri (particolare), 1797, acquaforte e acquatinta. Sotto: il disegno reso celebre dall’inchiesta “Angeli e demoni”.

 

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