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I tre generi di ornamento, parte 2.3 / Gottfried Semper

È questa la seconda parte, dedicata all’ornamento ad anello, di un estratto dal saggio di Gottfried Semper I principi formali dell’ornamento e il suo significato come simbolo artistico (1856). Per l’edizione completa in lingua italiana, vedi N. Squicciarino, Arte e ornamento in Gottfried Semper, Venezia, il Cardo, 1994, pp. 133-166. La terza parte uscirà entro la fine del 2018.

L’ornamento ad anello

Questo si differenzia dal precedente essenzialmente per il fatto che è in diretto e totale rapporto con il corpo o parti del corpo che esso adorna, e precisamente soltanto in quanto ne pone in risalto la forma ed il colore o sottolinea le relazioni in cui stanno fra di loro le singole parti della figura.

L’ornamento ad anello è fondamentalmente proporzionale; serve a ciò, ad evidenziare la proporzionalità della figura, correggere le sue imperfezioni, all’occorrenza assecondare attraverso eccessi, vale a dire attraverso trasgressioni nei confronti della legge della pura proporzionalità, certi effetti caratteristici o unitari dell’aspetto.

Tali ornamenti appaiono caratterizzati dal fatto di essere disposti in modo del tutto periferico o periferico-radiale intorno all’oggetto che viene decorato come anima e punto centrale dei rapporti.

Anche in tal caso è principalmente la testa, quale parte che rappresenta per così dire simbolicamente tutto l’essere umano, l’oggetto di questo tipo di decorazione che, a differenza del precedente da me denominato macrocosmico, ed a motivo delle caratteristiche poc’anzi accennate, vorrei definire microcosmico.

Testa di adoratore di Apollo con corona (ϰορώνη) di alloro, dal santuario di Idalion, Cipro, 450 a.C. circa, calcare, Londra, British Museum (foto © George M. Groutas / Wikimedia Commons).

La semplice corona di foglie indica già l’intero principio di tale modalità decorativa, un cingere la testa in modo periferico; inoltre nell’ordinare le foglie ad un filo l’una accanto all’altra è già riconoscibile il principio radiale che, in modo naturale e perciò a tutti comprensibile, richiama l’attenzione sul punto centrale di riferimento intorno al quale si dispone. Perché la unità di riferimento si esprima in forma chiara e distinta occorre una distribuzione ordinata delle parti, una loro successione euritmica.

La legge della euritmia si rivela dunque immediatamente un elemento attivo della decorazione microcosmica.

Ciò è confermato dal piacere che il più semplice primitivo prova nella ornamentazione con le perle. La disposizione euritmica della corona è più antica dell’anello puramente periferico che già quale astrazione, a motivo della sua maggiore unitarietà, come cerchio d’oro fu elevato in primo luogo dai Greci a simbolo del massimo potere e maestà nella ϰορώνη e nel πόλος cilindrico.

Testa femminile con copricapo a polos (πόλος) da Creta, 650 a.C. circa, cm. 11,1, Parigi, Louvre (foto © Marie-Lan Nguyen / Wikimedia Commons).

La corona che cinge la testa assume un duplice significato. Quando gli elementi da cui è composta appaiono rivolti verso l’alto e dritti, siano essi foglie d’albero e piume d’uccello o qualcosa d’altro di naturale o loro imitazioni artistiche, indicano attraverso la loro posizione eretta che essi costituiscono la parte più alta, terminale della figura, che la parte di questa di cui innanzitutto fanno parte, è la testa. A questa categoria appartengono le corone di piume dei Cacicchi messicani, e, nella tiara assira la corona di piume che, quale suo nucleo, sporge anche visibilmente fuori sul diadema che essa cinge.

Un cattivo gusto barbarico è riscontrabile in tutto l’ambito dell’etnologia negli svariati tentativi di accrescere, tramite sovrapposizioni ed altri pesanti ornamenti del capo, l’autorità della testa e della persona a spese della proporzione. Solamente gli Elleni ed i popoli a loro culturalmente affini si astennero da ciò. Già solo questo li giustificava a distinguersi come non barbari.

Anche noi abbiamo ancora sempre i nostri berretti da granatiere ed i cappelli tubolari di feltro, forme di barbarie mai superate.

Giovannni Boldini, Ritratto di Giuseppe Verdi, 1886, pastello su cartone, cm. 65 x 56, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

Pure l’ornamento del collo (περιδέσαια, monile) si configura in una disposizione periferica e contemporaneamente radiale-euritmica. Le unità originarie sono qui o piume, come nell’ampio collare dell’antico Egitto che fu il prototipo dell’egida di Pallade Atena, o più frequentemente duri corpi inorganici regolari, quali pietre, denti, ossa, perle e le loro riproduzioni artificiali, che inizialmente furono forati in modo semplice ed infilati su dei fili, ed in seguito furono fissati su ricche montature metalliche uno accanto all’altro secondo un ordine euritmico.

Oltre al principio, anche qui attivo, di richiamare l’attenzione sul punto centrale dei rapporti mediante un cingere radiale, agisce il contrasto delle disposizione geometricamente regolare di oggetti privi di vita, di solito appartenenti al mondo dei minerali, con il rilievo delle turgide forme dell’organismo vivente.

Il gioco di colori dell’ornamento, il luccichio metallico, le rifrazioni dei raggi sulle pietre sfaccettate attirano contemporaneamente lo sguardo sulla parte decorata. Gli effetti del gioco di colori consentono inoltre, attraverso il loro contrasto, di porre in risalto i pregi del colorito della carnagione, oppure di correggerne i difetti tramite una giustapposizione ed assimilazione di colori.

Paul Kane, Ritratto di sei capi Blackfeet, 1859, olio su tela, cm. 64 x 76,4, Ottawa, National Gallery of Canada.

Nel suo libriccino sull’armonia del colori Chevreul fornisce utili cenni riguardanti questi ed altri importanti punti dell’arte della toilette [1].

La cintura che cinge il corpo, secondo la testimonianza della Genesi, il più antico ornamento del genere umano, corrisponde alla decorazione del collo: questa accentua e e contemporaneamente media il passaggio fra le spalle e la testa, quella il collegamento delle gambe al corpo. L’una e l’altra insieme rafforzano e sottolineano per così dire la triade proporzionale della forma umana.

Tenendo conto della sua funzione, la cintura è anche il simbolo di una vigorosa combattività e del potere. La purpurea cintura persiana ζώνη περσική pendente verso il basso, con una dragona dorata, fu così insieme alla mitra l’inviolabile attributo del grande re con cui Alessandro, quale suo vincitore e successore, si decorò in una solenne cerimonia di cinzione.

Afrodite indossa la cintura delle Càriti per garantirsi il fascino del loro potere. Le belle donne elleniche sono caratterizzate senza eccezione dai poeti come cinte in modo fine: testimonianze dell’alta considerazione che tale decorazione godette anche presso i Greci.

Le Cariatidi nella loggia dell’Eretteo, 421-406 a.C., Atene, Acropoli.

Un valore quasi identico fu attribuito alla cintura nell’epoca cavalleresca e romantica del Medioevo. Ancora oggi costituisce un essenziale oggetto della toilette presso i popoli orientali.

Qui potrebbe essere menzionato pure l’orlo del vestito che presso gli Elleni rappresentò un importante elemento decorativo. In un certo senso è anch’esso un elemento circolare, la chiusura della figura verso il basso in antitesi con la decorazione che incorona la testa. La svariata orlatura a balza, che accorcia e deforma i rapporti, era sconosciuta agli antichi.

Le seguenti importanti decorazioni anulari hanno la funzione di far risaltare i rapporti ed il colorito della carnagione delle estremità della figura. Di tale tipo di ornamentazione, anch’essa antichissima, da noi è rimasto soltanto il braccialetto, mentre nell’antichità fu in vigore la consuetudine, ancor oggi esistente in Oriente, di cingere con anelli oltre che il polso anche la parte superiore del braccio, quella carnosa dell’avambraccio e la caviglia.

Gli anelli delle dita, dal punto di vista estetico, sono la decorazione anulare meno significativa, elevata perciò anche dai Greci a vero e proprio ornamento solo con la diffusione della consuetudine asiatica. Precedentemente presso Greci e Romani essi furono intesi in tutt’altro modo, in un senso tendenzialmente simbolico, come portatori d’amuleto, come contrassegni di rango, come ricordo, come anelli da sigillo ecc…

Per l’ornamento circolare in generale vale il principio di cingere con uno stretto congegno anulare ciò che deve apparire forte, accresciuto, voluminoso, cosicché la costrizione che il vincolo aureo sembra esercitare sulla parte decorata serva da rinforzo di tali caratteristiche. Questa legge, nella sua interpretazione più rozza, risalta negli anelli ossei al braccio dei Cafferi [2] che in età giovanile vengono applicati alla parte superiore del braccio e con lo sviluppo dei muscoli incidono profondamente in questi ultimi.

Armilla a forma di serpente dalla Casa del Fauno di Pompei, sec. I a.C., oro e pasta vitrea, Napoli, Museo Archeologico Nazionale.

I popoli dell’antichità evoluti sul piano estetico, in una interpretazione più elevata dello stesso principio, amarono cingere la parte superiore del braccio e quella carnosa dell’avambraccio con spirali a forma di serpente, un simbolo che senza costrizione fisica, e con un effetto certamente accresciuto, soddisfa l’intento desiderato.

In modo inverso stanno le cose con l’ornamento di quelle parti che devono apparire delicate, di piccola dimensione, non carnose ma elasticamente compatte. Ad esse gli anelli devono essere disposti in modo sciolto e devono garantire un libero gioco.

A tale principio si attengono di fatto le belle donne elleniche così come, ancora oggi, le donne indù a cui in modo speciale piace cingere la giuntura dei piedi con un tentennante congegno di anelli.

Questo principio è del tutto valido anche per le collane e le cinture.

Le forme del collo e delle spalle sono molto diverse per espressività e carattere, ed uno stile particolare di decorazione del collo, per forma, per combinazione di colori e specialmente a motivo della grandezza e del modo come viene fermato, a ciascun individuo si addice meglio che altri stili. Ad esempio uno slanciato collo inglese da cigno viene posto in risalto cingendolo verso la metà della sua lunghezza con un aderente ornamento ad anello. Una signora dalla bellezza più romana, se non interviene la onnipotente moda, non sceglierà per sé la stessa decorazione.

La cintura deve essere sistemata sempre secondo questo principio così che essa, per così dire, cadendo giù, poggiando sui fianchi, appaia larga. In tal modo viene infatti accentuata maggiormente la snellezza della figura. Una norma che le mode del nostro secolo trasgrediscono costantemente, ammesso che da noi si possa ancora parlare di tale decorazione. In Oriente, nel rispetto di un’antica tradizione, anche in questo si è mantenuto il principio più raffinato dell’abbigliamento.

Tale legge è applicabile pure quando si cinge la testa. Non a qualsiasi bella donna si addice un qualunque tipo di corona: ciò vale principalmente per i flessuosi capelli che anche in una disposizione periferica si possono plasmare nel modo più vario come il più bell’ornamento del capo, e come tale dagli artisti elleni fu attribuito alla bellezza puramente formale, ad esempio ad Afrodite.

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[1] M. E. Chevreul, De la loi du contraste simultané des couleurs, Paris, Pitois-Levrault, 1839 [n.d.r.].

[2] Cafferi (o Cafri): denominazione di origine coloniale (dall’arabo kāfir “infedele”) con cui si indicavano le popolazioni Bantu stanziate nei territori degli attuali Sudafrica e Lesotho [n.d.r.].

In alto: Gottfried Semper in una foto degli anni ’70 del secolo XIX. Sotto: Antoine-Jean Gros, Napoleone al ponte di Arcole, 1801, olio su tela, cm. 130 x 94, Versailles, Musée de Versailles.

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